Domenica 13 maggio ricorre la 52ª giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali. Una giornata così significativa per la nostra epoca, che il Concilio Vaticano II la stabilì con il decreto “Inter Mirifica“nel 1963.

Quest’anno il Santo padre Francesco ha scritto un messaggio che tocca uno degli aspetti più delicati e critici di questi tempi: quello delle notizie false, le fake news.

Infatti, il tema del messaggio papale è questo: «La verità vi farà liberi (Gv 8,32).
Fake news e giornalismo di pace»

Mai come in questo periodo è emerso questo aspetto che tocca nel profondo proprio il mondo della comunicazione.

È un pericolo costante perché le fake news sono notizie false o manipolate e informazioni create ad arte per generare e alimentare movimenti di pensiero e polarizzare le opinioni anche politiche su determinati fatti.

Sono vere e proprie strumentalizzazioni, distorsioni di realtà e avvenimenti che hanno conseguenze anche sul piano dei comportamenti sia a livello personale che comunitario.

Il testo papale è molto bello, sintetico e ancorato alla dimensione biblica in modo da far emergere il pensiero della Chiesa sul delicato argomento della verità nelle comunicazioni.

Su questo aspetto occorre anche riflettere sul modo in cui a volte i mezzi di informazione si soffermano su determinati argomenti. In questo contesto non possiamo tacere anche sulle modalità spesso fuorvianti in cui i media ci propongono temi che sono attualissimi quali quelli etici legati alla <vita>  dal concepimento al suo termine naturale, la questione dell’immigrazione, il dolore umano fatto diventare spettacolo…

Dobbiamo recuperare veramente il senso profondo di quanto scrive papa Francesco. Abbiamo bisogno di “un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”

Il Papa conclude il suo messaggio con una preghiera della tradizione francescana che rilegge in chiave di comunicazioni sociali.

Ogni giornalista e ogni addetto al mondo dei media dovrebbe farla sua:

“Signore, fa’ di noi strumenti della tua pace.
Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.
Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.
Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.
Tu sei fedele e degno di fiducia; fa’ che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:
dove c’è rumore, fa’ che pratichiamo l’ascolto;
dove c’è confusione, fa’ che ispiriamo armonia;
dove c’è ambiguità, fa’ che portiamo chiarezza;
dove c’è esclusione, fa’ che portiamo condivisione;
dove c’è sensazionalismo, fa’ che usiamo sobrietà;
dove c’è superficialità, fa’ che poniamo interrogativi veri;
dove c’è pregiudizio, fa’ che suscitiamo fiducia;
dove c’è aggressività, fa’ che portiamo rispetto;
dove c’è falsità, fa’ che portiamo verità.
Amen.”

Gianni Sacchi

Vescovo delegato Cep per le Comunicazioni Sociali

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