Questa mattina, l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, il cardinale Roberto Repole, ha dedicato l’omelia per la festa di San Giovanni Battista, patrono della città, a una riflessione sul ruolo delle nuove generazioni nella Chiesa e nella società, prendendo spunto dalla figura del Battista come uomo capace di «fare spazio» a chi viene dopo di lui.
Partendo dalle letture bibliche, Repole ha ricordato come Giovanni Battista rappresenti «lo spartiacque fatto uomo fra il tempo dell’attesa della visita ultima e definitiva di Dio e il tempo del compimento», colui che sa riconoscere la novità portata da Cristo e accettare di mettersi da parte. “È una parola che sa fare spazio, che è capace di riconoscere la novità, di dare fiducia a chi sta venendo dopo di lui”, ha affermato. Una lezione che, secondo l’arcivescovo, resta attuale anche oggi.
Per Repole, il Battista invita infatti a diventare “adulti capaci di cedere il passo ai più giovani”, a chi si affaccia alla vita e ha il diritto di contribuire a costruire il futuro. “Credo che oggi, di fronte alla rapidità dei cambiamenti del mondo, che affannano le vecchie generazioni, sia diventato davvero urgente dare voce e dare incarichi di responsabilità ai giovani”, ha sottolineato.
Il cardinale ha rivolto questa riflessione anzitutto alla Chiesa, che “ha bisogno di ripensare sé stessa a partire dai giovani”, ma anche alla società civile. “Domandiamoci: stiamo mettendo i giovani in prima fila? Accettiamo che prendano le cose in mano? Oppure li teniamo fermi in panchina?”, ha chiesto ai fedeli presenti in Cattedrale.
Repole ha citato alcuni dati che ritiene significativi: nei Comuni piemontesi sopra i 15 mila abitanti non c’è alcun sindaco sotto i 35 anni, mentre l’età media dei dirigenti aziendali e dei professori universitari resta più alta rispetto alla media europea. Da qui l’invito a superare le resistenze: “Perché abbiamo timore nel fare spazio ai giovani? Cosa aspettiamo a dare una spinta in avanti ai nostri giovani? A dare loro posti di responsabilità quando ne sono pronti?”.
Accanto al tema della partecipazione, l’arcivescovo ha affrontato quello del disagio giovanile. Ha spiegato di avere sofferto per le polemiche sulla violenza di alcuni movimenti antagonisti, ritenendo che spesso abbiano fatto perdere di vista i segnali di malessere provenienti dal mondo giovanile. “Le polemiche ci hanno a volte distratti rispetto ai messaggi di disagio che potevamo intercettare fra i giovani arrabbiati e al grido che sale da una grande massa di giovani pacifici”.
Tra gli esempi citati, l’aumento dei tentativi di suicidio tra gli adolescenti torinesi e la crescita delle richieste di assistenza neuropsichiatrica. Per questo, secondo Repole, il compito degli adulti non può limitarsi né alla repressione né all’indifferenza: “Se ci limitiamo a reprimere senza spiegare o a lasciar fare, voltandoci dall’altra parte, non stiamo volendo bene davvero ai nostri figli”.
L’omelia si è conclusa con un ringraziamento a genitori, insegnanti, educatori, sacerdoti, religiosi, politici e operatori culturali che ogni giorno accompagnano i giovani nella crescita. “Possiamo, dobbiamo accompagnare i giovani a prendere il loro posto”, ha affermato il cardinale, indicando proprio nella capacità di responsabilizzare le nuove generazioni una delle sfide decisive per il futuro di Torino e dell’intero territorio.
Il testo integrale dell’omelia si può trovare al seguente link:
Foto Renzo Bussio
















