Venerdì 9 ottobre gli studenti sono tornati a occupare le piazze reclamando i diritti della Terra e del proprio futuro. Certo, molto è cambiato dall’ultimo Sciopero Globale per il Clima, organizzato prima della crisi sanitaria: i flashmob in piazza prendono il posto dei cortei, le mascherine nascondono i volti ma non soffocano le grida e i cori di protesta e, soprattutto, il distanziamento sociale non compromette la vicinanza virtuale che da sempre ha caratterizzato il movimento di Greta Thunberg, la studentessa svedese che, pacificamente, ha coltivato una coscienza ecologica nelle anime dei giovani di tutto il mondo. Le iniziative sul web, in questi mesi di lockdown e di incertezze, non sono mancate; tuttavia è giunto il momento di tornare a dialogare con le istituzioni, coloro che sempre hanno la possibilità di cambiare le cose in grande, ma che troppo spesso si voltano dall’altra parte.

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Foto di Alice Gabutti

A cambiare nel piccolo, intanto, ci pensano i più giovani, che non perdono mai l’occasione di reinventarsi e cercare canali di comunicazione innovativi e differenti.

“Siamo scesi in piazza con un obiettivo chiaro: riportare l’attenzione sulla crisi climatica”, afferma Riccardo Lo Nardo, giovane segusino e membro di Fridays for Future Val di Susa. “Dato il periodo che stiamo vivendo non ci aspettavamo molta gente allo sciopero di venerdì scorso. Invece la risposta è stata alta, superiore alle nostre aspettative. In totale i numeri parlano della presenza di duemila persone in Piazza Castello, di cui trenta venute dalla Val di Susa insieme al comitato Fridays for Future che opera sul nostro territorio. Tornare in piazza è stato emozionante come sempre, anche se la modalità è stata strana e diversa dal solito.

A livello di rispetto delle norme vigenti, lo sciopero è stato organizzato molto bene: chi era a manifestare non ha sentito troppo il peso delle disposizioni, la distanza veniva naturalmente rispettata così come l’impiego costante delle mascherine. Ovviamente gli organizzatori si sono fatti carico di una responsabilità grossa sulle spalle, per questo riuscire a fare questo Global Strike torinese non è stato facile. Però grazie all’impegno dei presenti è andato tutto bene”.

Lo sciopero per il clima organizzato venerdì 9 ottobre in Piazza Castello a Torino si è contraddistinto per l’intenzione forte, chiara e salda di arrivare alla Regione e di aprire un dialogo faccia a faccia con la politica.

Il progetto iniziale prevedeva di riuscire a incontrare Matteo Marnati, l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, il quale, tuttavia, nonostante le lettere aperte scritte da Fridays for Future, non si è presentato. Dura la reazione degli attivisti, che hanno deciso di legarsi in piedi davanti al Palazzo della Regione aspettando sette ore prima che qualcuno li accogliesse.

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In foto, Andrea Borello e gli altri attivisti durante l’incontro con Fabio Carosso

“Quando abbiamo capito che Marnati non sarebbe venuto abbiamo iniziato a protestare in maniera più forte, fino a quando non è sceso il Vicepresidente della Regione Fabio Carosso, che ha incontrato privatamente sei di noi”, spiega Andrea Borello di Fridays For Future Piemonte. “Il nostro obiettivo era far sì che dalla Regione recepissero un documento contenente le nostre richieste e che condividessero pubblicamente gli obiettivi riportati, impegnandosi a realizzarli o quantomeno a discuterne in Consiglio regionale in tempi ragionevoli. Carosso si è dimostrato disponibile e d’accordo con le nostre proposte: se tutti i sì che ci ha detto da parole diventassero fatti concreti, allora avremmo trovato in questa giunta un interlocutore aperto. Ma la nostra esperienza ci insegna che è facile applaudirci, più difficile è scegliere di ascoltarci”.

Ma quali sono le richieste avanzate dagli attivisti?

Sono tante, numerose ed ambiziose, prima tra tutte l’impegno ad arrivare allo zero netto di emissioni di gas climalteranti entro il 2030, “anno limite” superato il quale la Terra arriverebbe a un punto di non ritorno. Ma di fronte a una crisi così urgente l’ambizione si deve leggere come una necessità, perché non è più il momento di accontentarsi e di procrastinare; non può esserlo, perché il tempo si sta consumando insieme al Pianeta. I più giovani, che dentro questa corsa contro il tempo si sono ritrovati senza volerlo, sembrano averlo capito meglio dei più grandi. Oggi i ruoli devono invertirsi: tocca agli adulti sedersi a tavola, ascoltare e apprendere dai propri figli, dai propri nipoti, dai fratelli più piccoli o da quei giovani vicini di casa che ogni venerdì appendono al balcone lo striscione con disegnata la Terra.

Ilaria Genovese

Foto in evidenza di Francesco Bodrato

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