È iniziata 67 venerdì fa la protesta della giovanissima Greta Thunberg, l’iconica attivista svedese che, in poco più di un anno, è riuscita a diventare il simbolo della mobilitazione mondiale a tutela dell’ambiente.

La sua è la voce di una generazione inascoltata che, senza una seria presa di coscienza da parte delle autorità politiche internazionali, si troverà a vivere in un mondo preda di un disastro ambientale assoluto. I venerdì per il futuro, gli scioperi di cui Greta s’è fatta promotrice, hanno assunto un valore sempre più importante e sono ora più che mai momenti di sana condivisione di politiche e comportamenti sostenibili.

Gli studenti di tutto il mondo hanno scelto l’ultimo venerdì di novembre per il quarto sciopero globale: il 29 novembre, infatti, è un giorno che rappresenta il consumismo, la data a cui corrisponde l’ormai celebre “Black Friday” che, con i suoi sconti, segna l’inizio dello sfrenato shopping natalizio. Una scelta non solo simbolica, ma estremamente consapevole e mirata, che infatti ha colto nel segno anche nelle vie del centro di Torino. La scelta della data, inoltre, intendeva mettere pressione sulla Cop25, la conferenza sul clima che ha preso il via lunedì 2 dicembre a Madrid.

I manifestanti torinesi, questa volta, hanno proposto tre cortei: il primo, più numeroso, è partito da piazza Bernini, gli altri due hanno preso il via al Campus Einaudi e in corso Dante e, di quest’ultimo, hanno fatto parte anche i manifestanti valsusini.

Tra loro c’era anche Stefano Ditella, ventenne di Avigliana, studente di geologia all’università di Torino: “Sono attivo nel movimento Fridays for Future in Valsusa, ma al contempo gestisco, assieme ad altri ragazzi, la rete piemontese – ha raccontato – Per me è di vitale importanza prendere parte a queste mobilitazioni per la giustizia climatica perché questa, a differenza di tutte le altre battaglie, non la possiamo perdere, ne va del nostro futuro, della nostra vita. Dobbiamo essere uniti dietro la voce della scienza. Siamo convinti che il cambiamento individuale non sia sufficiente, se non accompagnato da un cambio di rotta della politica”.

Fridays for future

Tante sono le azioni da intraprendere singolarmente, a partire dall’alimentazione e dalla scelta dei trasporti: una riduzione del consumo di carne, una modalità di acquisto più consapevole, iniziare a preferire il trasporto pubblico a quello privato.

Centrale, poi, il ruolo dell’informazione: i manifestanti hanno realizzato un flash-mob davanti alla sede de “La Stampa” e hanno rivolto alla redazione una lettera in cui si chiedeva si smetterla di parlare di “maltempo” per cominciare ad analizzare le cause reali dei disastri ambientali a cui si assiste con ormai sempre maggior frequenza.

“I giornalisti hanno un ruolo fondamentale, quello di informare i cittadini sulla crisi climatica in cui stiamo vivendo – ha proseguito Stefano – I media devono raccontarla per quella che è, ovvero un’emergenza. Com’è recentemente stato spiegato in un articolo del Guardian è molto importante usare la giusta terminologia, perché alcune parole hanno un impatto più forte sulle persone. Non si chiama “maltempo”, ma “crisi climatica” e i suoi effetti saranno sempre più devastanti”.

E ancora: “Mi piacerebbe che sui giornali passasse l’autenticità delle nostre intenzioni che, com’è noto, si fondano su informazioni scientifiche appoggiate dalla maggioranza degli scienziati che hanno riconosciuto il cambiamento climatico imputabile all’azione dell’uomo – ha aggiunto Alice Gabutti, una delle referenti del gruppo Fridays valsusino – Vorrei leggere articoli in cui il nostro attivismo possa essere preso come un esempio affinché ciascuno agisca nella propria quotidianità, smettendo così di delegare. Manifestare non è una moda, perché quello di cui stiamo parlando è un vero problema per il nostro pianeta”.

Presente anche David Wicker, uno tra i fondatori del gruppo Fridays for Future nazionale: “Mi sento privilegiato e penso che, se non combattessi per la giustizia climatica, sarebbe un insulto verso coloro che non hanno le mie stesse possibilità – ha raccontato David che, oltretutto, è noto anche per essere stato, a soli 14 anni, il più giovane attivista ad aver preso parte all’occupazione del parlamento europeo in vista delle elezioni che hanno avuto luogo nei 28 stati membri tra il 23 e il 26 maggio di quest’anno – Oltre agli scioperi settimanali e alle mobilitazioni globali, organizziamo tante attività per focalizzare l’attenzione sui differenti aspetti dell’emergenza climatica”.

Da quando è entrato a far parte del movimento, nella vita di questo giovane attivista sono cambiate tante cose: basti pensare che ha risposto alle domande di quest’intervista alle 4 del mattino, solo dopo aver finito di studiare:

“Non ho più pomeriggi liberi, passo tutto il mio tempo a organizzare attività, partecipo a conferenze internazionali e coordino incontri, ma sono tutti sacrifici che sono disposto a fare”. Il suo è il volto più sincero e trasparente di questa lotta, il riflesso di una generazione che sa bene qual è il rischio dell’incoscienza.

Alessia Taglianetti

© Riproduzione riservata