Il 19 settembre 1979, a seguito di lavori di aratura in un campo, a poche decine di metri a monte del Santuario della Madonna del Bussone, in località Villa, vennero alla luce importanti resti archeologici di epoca romana. Fu il geom. Augusto Vergnano, interpellato dai Carabinieri di Giaveno, dopo aver effettuato il sopralluogo, a confermare e certificare l’origine dei reperti emersi da sepolture tipiche dell’epoca al I – II secolo dopo Cristo.

Sono quindi trascorsi 40 anni dal momento in cui la Città di Giaveno ha potuto fregiarsi a pieno titolo dell’appellativo di “Romana”.

Prima di allora nulla di certo era mai stato ritrovato, che potesse comprovare l’effettiva origine romana del territorio. Le uniche tracce che potevano in qualche modo suggerire tale origine erano quelle toponomastiche, come Villa, Villanova, Giuè (da Jovetum), Orbana (da Norbanus), nel dialetto locale il rio Orbana viene definito come “Nurbèna”.

In precedenza alcuni studiosi, nonché lo stesso geom. Vergnano, avevano ipotizzato la possibile romanità del territorio derivata soprattutto dal nome stesso di Giaveno.

Nel Medioevo la località risultava denominata nei documenti storici come “Vicus Gavensis” nel latino dell’epoca, con l’evidente storpiatura della corretta definizione di “Vicus Gaviensis” ossia località, regione dei Gavii.

Costoro erano una potente famiglia romana detentrice di grandi possedimenti terrieri intorno a Torino e nelle Valli di Susa e del Sangone. Questo lo si può desumere da lapidi romane che riportano tale nome.

Ampio servizio su La Valsusa del 31 ottobre.

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