Pancrazio Cataldo ha vissuto 99 anni pieni e in buona salute, spegnendosi a casa sua lo scorso 22 dicembre.

Ci dispiace che non sia riuscito a soffiare sulla centesima candelina, perché sapevamo quanto ci tenesse, ma ci riteniamo molto fortunate ad averlo avuto così a lungo fra noi”, dice Anna, l’ultima delle tre figlie del signor Cataldo (le altre sono Marisa e Bruna).

Quasi un secolo di vita che si sarebbe compiuto il prossimo 21 maggio e che era iniziato a Tricarico, un paesino della Lucania da cui Pancrazio si allontanò nel 1939 per svolgere il servizio militare a Roma.

Iniziò come soldato di leva, ma poi rimase sotto le armi a causa dell’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale — spiega ancora Anna, da anni assessora alla Scuola — Nel ’41 fu trasferito a Torino e giunse alle caserme di San Bernardino di Trana, dove fece anche una certa carriera e arrivò a ricoprire il grado di sergente maggiore”.

Dopo la guerra, Cataldo si sposò con Maria Collino, una ragazza di borgata Brossa, e lavorò per circa tre anni alla Fiat, ma il lavoro non lo soddisfaceva.

A papà è sempre piaciuto realizzare scarpe; era una tradizione di famiglia. Anche negli anni trascorsi in fabbrica, durante il tempo libero, per amici e parenti confezionava diversi tipi di calzature”.

Nel 1948, Cataldo si decise a fare il grande salto: si licenziò da un lavoro considerato sicuro e aprì la sua bottega di calzolaio in via XX settembre, un negozio che rimase aperto per 40 anni.

L’altra sua grande passione era la Musica. Subito dopo il suo arrivo a Giaveno entrò a far parte della Banda Leone XIII e nel 1975 diede vita, insieme ad altri, alla Banda Comunale.

Servizio su La Valsusa del 7 gennaio.

Alberto Tessa

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