Nella serata di martedì 5 febbraio, al cinema San Lorenzo, è stato proiettato il film “Red land. Rosso Istria”, del regista Maximiliano Hernando Bruno.

Si è trattato di un’occasione per riflettere sul significato dell’imminente Giorno del Ricordo che ogni anno si celebra il 10 febbraio e commemora le vittime delle foibe.

A impreziosire questa riflessione ci ha pensato il tranese Gabriele Accornero, socio del neocostituito Comitato Familiari Vittime Giuliane, Istriane, Fiumane e Dalmate, nonché figlio di una profuga istriana che, da bambina, dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, dovette abbandonare Fiume, città “dannunziana” che, con la fine del secondo conflitto mondiale, divenne parte della Repubblica di Iugoslavia.

“I miei nonni materni erano artisti; mio nonno era musicista, mentre mia nonna faceva la ballerina. — ha raccontato Accornero — Si conobbero e innamorarono a Parigi e decisero di vivere a Fiume, proprio perché quella realtà multietnica ricordava loro gli anni della gioventù”.

Una scelta che si rivelò tragica: il nonno fu ucciso e la sua morte fu spacciata per un suicidio proprio nei giorni a ridosso dell’Armistizio. La nonna, capita la gravità della situazione, prese due dei quattro figli e partì, affidando alle suore le due gemelline ultimogenite, troppo piccole per affrontare il viaggio verso il campo profughi di Latina, dove gli istriani furono accolti al grido di “Maledetti fascisti!”.

Dopo la guerra, la famiglia si ricongiunse, ma la definizione di “fascisti” rimase appiccicata agli esuli istriani per decenni, le foibe furono dimenticate e con loro circa 20mila italiani “infoibati” dai titini.

“Gli orrori sono tali da qualunque parte siano commessi, perciò tragedie come queste non possono essere dimenticate”, hanno detto Carlo Giacone, sindaco di Giaveno, ed Edoardo Favaron, consigliere delegato alla Cultura, prima di proclamare il minuto di silenzio che ha preceduto la proiezione del film.

Alberto Tessa

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