A uno che è fuggito dalla Costa d’Avorio, ha attraversato il Sahara, è stato sfruttato e picchiato per anni in Libia e ha attraversato il Mediterraneo a bordo di una bagnarola il Coronavirus fa paura ma soltanto fino a un certo punto, soprattutto se la persona in questione, nonostante i tiri mancini subiti dalla vita, è abituata ad aiutare gli altri in difficoltà, perché da anni fa parte della Croce Rossa.

La storia di Nestor Kouadio, 24enne ivoriano da 5 anni in Italia con regolare contratto di lavoro, mette in imbarazzo tutti i peggiori pregiudizi e stereotipi che alcuni di noi hanno nei confronti dei migranti.

Nestor è infatti a tutti gli effetti un volontario della Cri di Giaveno da circa tre anni e mezzo e da qualche tempo ha superato anche il corso che gli permette di operare sulle ambulanze.

Di più: è stato lui a cercare i volontari per chiedere di diventare uno di loro. “Li ho visti per la prima volta a Lampedusa e poi di nuovo a Settimo e mi sono sembrate da subito brave persone che ci aiutavano in modo disinteressato — spiega Nestor — Così, appena sono riuscito a sistemarmi, ho chiesto informazioni”.

Servizio su La Valsusa del 16 aprile.

Alberto Tessa

 

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