Ottomila euro.

È il valore della sanzione che è stata comminata al titolare di un locale giavenese.

La multa è stata elevata perché all’interno del locale le forze dell’ordine hanno trovato quattro slot machine (tutte regolarmente collegate ai Monopoli) in funzione, contrariamente a quanto stabilito da una legge regionale contro la ludopatia entrata in vigore a fine 2017 che ne vieta l’attivazione, nei comuni con più di 5mila abitanti, entro 500 metri da luoghi sensibili (scuole, banche, oratori, luoghi di culto…).

In una cittadina come Giaveno, estesa in un territorio molto vasto ma con le attività commerciali concentrate praticamente per intero nel solo centro e nelle zone a esso limitrofe, ciò significa che nessuno, o quasi, potrebbe mettere in funzione delle slot machine.

La legge è entrata in vigore un paio di anni fa, ma la sorveglianza, a Giaveno, è sempre stata molto blanda, per non dire inesistente, e le slot hanno di fatto funzionato fino a quindici giorni fa, quando, saputo dell’intervento della Questura, tutti i gestori (una decina) che ancora le avevano in funzione le hanno spente.

“Il problema è che con quelle slot noi ci paghiamo la metà dell’affitto del locale e, ai tempi d’oro, quando lo Stato tassava meno questo tipo di gioco, l’affitto saltava fuori addirittura per intero — dice una furibonda Piera Silvetti, gestrice del Caffè dello Sport di Piazza Molines e portavoce del malcotento di altri suoi colleghi — Le forze dell’ordine sono venute anche da me, giovedì 17 ottobre;  hanno trovato le slot spente, ma volevano farmi lo stesso la multa”.

Secondo molti di coloro che ospitano queste macchinette, spesso definite “mangiasoldi”, il problema risiederebbe in parte nel “distanziometro” e in parte nella retroattività della legge regionale.

Ampio servizio su La Valsusa del 24 ottobre.

Alberto Tessa

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