Una bella pagina di solidarietà, la dimostrazione che le aziende possono essere davvero delle “comunità del lavoro”. La storia che raccontiamo ha come protagonisti, oltre che una coppia e il loro figlio, due interi gruppi aziendali.

“Vogliamo pubblicamente ringraziare tutti coloro che, con un gesto di autentica concreta generosità, hanno consentito, a noi e a nostro figlio, di poter vivere con maggiore serenità un difficile momento”.

Sono i giavenesi Cristian Canetto e Teresa Comito a rivolgersi al giornale per far giungere il loro grazie e condividere una vicenda che è un bel segno di speranza.

Tradendo ancora commozione, ci spiegano che “l’ultimo periodico controllo ospedaliero, a fine febbraio, ci ha posto di fronte alla necessità di sottoporre il nostro piccolo Samuel, 10 anni a dicembre, a un delicato intervento per porre rimedio all’importante dismetria degli arti inferiori (oltre 5 cm di differenza nella crescita tra una gamba e l’altra) causata dalla tibia curvata congenita che gli era già stata diagnosticata qualche mese dopo la nascita.

Un’operazione che prevede, una volta eseguita, un lungo decorso ospedaliero e di riabilitazione. Si pensava di poterlo fare più avanti, al termine dello sviluppo, ma i medici hanno valutato che si dovesse anticipare decisamente. Questo tipo di interventi debbono essere eseguiti in realtà specializzate, nel nostro caso al Meyer di Firenze. Un ospedale d’eccellenza ma a una distanza tale che non ci avrebbe consentito di poter essere vicini a nostro figlio per tutto il tempo necessario. Questo temevamo essendo entrambi lavoratori dipendenti”.

Così non è stato, grazie alla mobilitazione delle loro aziende, dai proprietari ai colleghi.

Servizio su La Valsusa del 26 settembre.

Marco Margrita

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