È appena partito da Genova, non sarà qui prima di un paio d’ore”, “No, è a soli 80 chilometri da Giaveno”, “Secondo me non viene, me ne vado”.

La fama di Vittorio Sgarbi è legata anche ai suoi proverbiali ritardi, ma il timore di doverlo attendere per due ore o più non ha scoraggiato i suoi fan più fedeli, mentre altri, pochi per la verità, hanno rinunciato, cedendo ai “rumors” che, nel tardo pomeriggio di domenica 24 ottobre, provenivano dal sagrato della chiesa dei Batù.

Alla fine, il ritardo è stato di “appena” tre quarti d’ora, un tempo durante il quale, oltre ai discorsi istituzionali di rito del sindaco, Carlo Giacone, e dell’assessore alla Cultura, Edoardo Favaron, il pubblico ha cominciato a familiarizzare con il libro di Lorenzo Alessandri, intitolato “Viaggio nel cinque” (Edizioni La Nave di Teseo, casa fondata dalla sorella del critico, Elisabetta), curato da quella che è forse la più grande conoscitrice del pittore giavenese d’adozione: Concetta Leto.

Al termine dell’introduzione, Sgarbi è apparso quasi all’improvviso e ha iniziato il suo show che, complice il luogo sacro in cui si è tenuto e la stanchezza accumulata durante la giornata (poco prima aveva partecipato all’inaugurazione di una statua dedicata a Paganini, nel centro di Genova), non è “esondato” come invece accadde un paio di anni fa, quando il critico intervenne a Giaveno per presenziare all’inaugurazione del Museo Alessandri.

Articolo completo su La Valsusa del 28 ottobre.

 

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