Ritardi nel farli, altri richiesti ma mai fatti, mail di segnalazione perse, informazioni discordanti. Quello dei tamponi e della comunicazione con il Servizio di igiene e sanità pubblica (Sisp) dell’Asl è un capitolo complicato.

Ne sa qualcosa il giavenese F.L., in quarantena tra le mura di casa da inizio marzo perché positivo al Covid-19; con lui la moglie, anche lei positiva, e i due figli.

Dei quattro, è F. ad accusare i maggiori sintomi. “Ho iniziato a star male il 4 marzo, mentre lavoravo in un cantiere – racconta – Febbre alta che non passava con la tachipirina, tosse e stanchezza, fin quando, nella notte tra il 15 e 16 marzo, ho avuto seri problemi respiratori. Sono stato portato in ambulanza all’ospedale di Rivoli, visitato, sottoposto al primo tampone e dimesso dopo qualche ora perché le mie condizioni non erano così gravi. Tre giorni dopo è arrivato l’esito previsto del test: positivo al Coronavirus”.

Con esso, dal Sisp, la raccomandazione della quarantena per tutta la famiglia, comprese madre e suocera residenti in alloggi vicini, e l’assicurazione che avrebbero fatto al più presto il tampone a tutti. “Non solo questo non è avvenuto, ma il 28 marzo, dal Sisp hanno dichiarato mia moglie e i miei figli fuori quarantena. Insomma, liberi di uscire. Cosa che ci è parsa sconsiderata, non essendo confermata da un test, e visto che tutti e tre avevano accusato sintomi simil influenzali. Sono rimasti chiusi in casa con me”.

E bene hanno fatto, visto che nei tamponi fatti il 3 aprile direttamente a casa dai sanitari dell’Amedeo di Savoia, la moglie è risultata positiva, mentre F. negativo.

Servizio su La Valsusa del 23 aprile.

Anita Zolfini

 

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