“Accetto che il mio uomo disponga di me in tutto. Anche del mio pensiero. Tutto ciò che lui comanda, è la mia legge. Il mio uomo è il mio padrone. Lui è la mia vita”.

Parole choccanti, queste, scritte da una donna in una sorta di “contratto di sottomissione” sigillato perfino col sangue.

A dettargliele, un cinquantenne, D.T., disoccupato, che dal 2014, anno in cui si erano conosciuti ad una cena tra amici, la maltrattava e la picchiava, oltre ad impedirle di vedere familiari e amici.

Una storia, una delle tante purtroppo, in cui la donna viene sottomessa e diventa un possesso dell’uomo che, questa volta, ha come scenario Giaveno e l’alloggio dove da anni i due convivevano. Dopo anni di vessazioni, tuttavia, questa giavenese ha trovato la forza di denunciare quell’uomo violento che, lo scorso lunedì 26 ottobre, è stato condannato dal Tribunale di Torino, con rito abbreviato, a 3 anni e 6 mesi di reclusione e ad un risarcimento di 5mila euro. Il giorno della svolta avviene nel pomeriggio del 24 aprile scorso, in pieno lockdown, come racconta l’avvocato della donna, Stefano Tizzani: “ Il convivente aveva rovesciato il tavolo per terra facendo cadere tutto ciò che c’era sopra, le aveva imposto di pulire il pavimento, poi le aveva puntato una pistola alla tempia, l’aveva afferrata per i capelli, aveva cercato di soffocarla e le aveva spento una sigaretta sul collo. Ed è in quel momento che la mia assistita, approfittando di un momento di distrazione dell’uomo, ha trovato il coraggio di fuggire, rifugiandosi dai genitori, e ha raccontato tutto ai carabinieri”.

Partono le indagini. Entrando nell’alloggio per la perquisizione, i militari dell’Arma hanno trovato un vero arsenale: 12mila proiettili, tre chili di polvere da sparo, 31 coltelli di diversi tipi.

L’uomo è finito in manette con l’accusa di maltrattamenti e lesioni aggravate, nonché ricettazione e detenzione abusiva di armi. Nel frattempo è partito il processo che si concluso lunedì scorso, la cui sentenza ha avuto un’eco mediatica su stampa e tv.

 Posso dire che ora lei è più tranquilla. – ha dichiarato Tizzani ai microfoni della “Vita in diretta”, la trasmissione tv in onda tutti i pomeriggi su Rai UnoLa sentenza ha riconosciuto la piena responsabilità del convivente e per lei rappresenta la fine di un incubo. Ma se questo è potuto avvenire è perché ha avuto la forza di reagire ad anni di soprusi”.

Anita Zolfini

Parte dell’arsenale che era stato trovato dai carabinieri nell’abitazione dell’uomo

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