Alzi la mano chi, da bambino, almeno una volta, non ha provato paura nell’entrare in una stanza buia. Peggio ancora, in cantina.

Ecco, in soli tre minuti e venti secondi di film, Edoardo Favaron, e con lui il figlio Filippo di 8 anni, sono riusciti a dare forma a quella paura.

S’intitola “Dentro il buio” (Inside the dark) il cortometraggio girato con un semplice telefonino dal giavenese che, nell’arco di qualche settimana, ha centrato una selezione dopo l’altra in una ventina di festival di settore: da New York a Roma, da Barcellona a Tokyo per arrivare, da ultimo, a Lagos in Nigeria.

Articolo completo su La Valsusa del 6 dicembre.

Anita Zolfini

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