SUSA-GRAVERE- Sabato 18 agosto, proprio nel giorno del suo 52° compleanno, la regina delle leonesse Concetta Grasso, ma per tutti semplicemente Cetty, ha deposto il suo scettro.

Si è chiusa così, dopo dodici anni di lotta contro un subdolo tumore, combattuto ogni giorno con una forza ed un coraggio senza pari, frutto di risorse inesauribili e sconosciute a tutti, una battaglia dall’esito incerto ma sempre esaltante, condotta con un meraviglioso sorriso sulle labbra anche nei momenti più difficili, che non sono mancati.

Ma di più sono stati i giorni di gioia e di condivisione, di amicizia e di amore, che Cetty ha sempre saputo e voluto trascorrere con l’amatissimo marito Roberto Vacca, il figlio Fabio, che era il suo grande orgoglio, il fratello Giorgio con la sua bella famiglia, e gli adorati genitori Paolo e Lucia. Cetty infondeva la sua grinta e la sua voglia di vivere, il suo grande e travolgente entusiasmo in tutti coloro che venivano in contatto con lei, sia nei tempi buoni e felici che in quelli più complessi e dolorosi.

Una leonessa, hanno detto tutti, ma anche un’autorevole direttrice di un’originalissima orchestra, composta da parenti ed amici, davvero tanti elementi, ognuno con il proprio strumento, ognuno con quello che era e che poteva dare, ma in grado di eseguire una splendida sinfonia di vita che non sembrava dovesse mai finire. Le sue esequie si sono svolte in Cattedrale, martedì 21 agosto, alle 9.30, alla presenza di un’autentica folla di parenti, amici e semplici conoscenti, con l’accompagnamento dei canti del coro Policromae di Giaglione, e la messa concelebrata dal giovane sacerdote, nipote di Cetty, don Valerio Vacca, e dal parroco di Susa don Ettore De Faveri.

Don Valerio, con il cuore in mano, senza nascondere il dolore del distacco, ha ricordato come il Signore ci abbia fatti per la vita eterna, e dunque per un altro luogo, sul quale già fin da ora “zia” Cetty ha riaperto i suoi favolosi occhi. Al termine della celebrazione, l’amica Alessandra ha cantato il brano gospel “Don’t cry for me”, di Keith Thomas e Benjamin Winans, che ricorda l’invito a non piangere, rivolto da Gesù agli amici prima del distacco e della morte in croce. In effetti, Cetty ha combattuto la sua battaglia attribuendo il giusto valore ad ogni giorno, ma anche sempre guardando avanti senza paura, sorridendo in faccia al male che l’aveva colpita.

Il suo grido di guerra era: “Se lotti puoi perdere, se non lotti hai già perso”. Lei l’ha messo in pratica senza esitare. E poi anche adesso, alla fine, noi amici non siamo sicuri che Cetty abbia perduto la sua guerra.

Certo, purtroppo non la vedremo più, non l’abbracceremo e non potremo più parlarle, ma il suo esempio, il suo insegnamento, ogni sua parola, ogni suo messaggino, resteranno incisi per sempre nella mente e nel cuore di tutti quelli che l’hanno conosciuta, e questo per sempre.

Grazie Cetty, grazie amica.

Giorgio Brezzo

Cetty, ma dove sei? Mi chiedevo questo, in chiesa, durante il tuo funerale.

Il tuo feretro non poteva certo bastare ad ospitarti. Conoscendoti, adesso sarai un po’ ovunque.

Sempre al fianco dei tuoi uomini Roberto, Fabio e Giorgio, dei tuoi cari genitori (non lasciarli soli, usa anche noi…),

e dei tantissimi tuoi amici; penso, ad esempio, al gruppo delle comari delle tue affollate colazioni (ragazze, si fa per scherzare…).

Perdonami se non abbiamo mai messo giù il libro che volevi scrivere con il mio aiuto, ma cercherò di rimediare, in qualche modo.

Beh, per me sei sempre viva, come a scuola, alle magistrali.

Ti ricordi quando fingevamo di essere fidanzati, e quante risate ci siamo fatti?

E quelle micidiali serate con don Gian Piero? Comunque io ti amavo sul serio e ti ho sempre amata, amica mia.

Ci siamo visti poche volte, ma ogni volta abbiamo intavolato certi discorsi pazzeschi, come se non ci fossimo mai lasciati neanche per un attimo.

E sei sempre stata bellissima, sempre uguale e proprio come da ragazza, quando la tua bellezza era addirittura stordente…

Ci piacevi un sacco anche senza capelli, perchè se una è davvero splendida, ma splendida dentro, giocoforza lo è anche fuori.

Mi mancherai, ci mancherai, a paccate, a sassate, non posso negarlo.

Ma sono sicuro che non ci lascerai.

Sei stata talmente forte che anzichè morire, sei nata un’altra volta.

E sempre nello stesso giorno.

Che ti posso dire ancora, adesso?

Salutami Giampy.

Un abbraccio,

Gram

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