Era il carnevale 1865 quando, per la prima volta, a Torino, la maschera Gianduja distribuiva alla gente una nuova specialità, unica nel suo gusto ma di fatto “fratello povero” dei classici cioccolatini perché al cacao si univa la nocciola.

Venne ribattezzato “gianduiotto”.

A distanza di oltre 150 anni, conosciuto ormai in mezzo mondo, il gianduiotto è al centro dell’attenzione di un comitato di artigiani e aziende del settore impegnato affinché la Commissione Europea gli attribuisca l’Igp, l’Indicazione Geografica Protetta.

Di fatto, una tutela per un prodotto piemontese che rischia imitazioni e ingerenze straniere. A presiedere quel comitato, che presto sarà consorzio, è il cioccolatiere giavenese Guido Castagna, al lavoro da almeno tre anni in questo lungo percorso che vedrà la fine tra altri due.

Servizio su La Valsusa del 4 febbraio.

Anita Zolfini

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