Come ogni anno, proponiamo qualche racconto a tema natalizio curato da alcuni autori valsangonesi. Quello che presentiamo qui sotto è stato scritto dal giavenese Luigi Donetto

 

Non  mi ricordo il suo vero nome, tutti la chiamavano Bigina.

Era una vecchina minuta, sempre vestita di scuro con vestiti lunghi fino alla caviglia, di foggia ancora ottocentesca ( eravamo ormai a metà degli anni ’50) ma sempre puliti ed in ordine.

Per molte ore al giorno andava in giro per le strade del paese; salutava con un  sorriso tutti quelli che incontrava sperando di ricevere qualcosa.

Eh sì, perché Bigina era una povera che chiedeva l’ elemosina.

Più che soldi cercava qualcosa da mangiare, infatti portava sempre al braccio una cesta di vimini.

Era una cesta particolare, squadrata con un coperchio che si apriva a ribalta.

In paese di tanto in tanto  passava qualche mendicante, ma lei era l’unica che ci abitava proprio.

Tanti non la vedevano di buon’ occho e cercavano di evitarla.

Dicevano che la sua famiglia un tempo era stata benestante e che “si erano mangiato tutto” perciò non si meritava niente.

Io, bambino,  prendevo alla lettera quella frase e cercavo di immaginare Bigina come una specie di topolino che si rosicchiava tutto, ma quella diceria non  mi convinceva, mi sembrava una scusa per girarsi dall’altra parte.

La vita di Bigina era molto grama !

Doveva provvedere anche ad un fratello che vedevo qualche voltai seduto fuori dell’uscio di casa al sole, sempre con il cappello di feltro in testa.

A casa mia veniva abbastanza spesso, sicura di racimolare sempre qualcosa, fossero anche solo due uova o una boccetta d’olio.

Le sue visite si facevano  più frequenti nel periodo delle Feste.

Si metteva davanti al mio Presepe (lo allestivo  con molto anticipo e lo smantellavo il più tardi possibile) e cantava le nenie di Natale in piemontese.

Credo che da noi un tempo le conoscessero tutti, ma io le ho sentite solo più da lei.

Per l’occasione accendevo tutte le candeline, sistemate con cura sui prati di muschio e lungo le stradine di farina ed assistevo al “rito” in piedi accanto a lei.

Mi sembrava che Gesù Bambino con la sua Mamma ed il suo Papà, gli angeli e tutti i pastorelli di gesso fossero contenti di ascoltare quei canti.

Quando Bigina se ne andò là dove quelli come lei stanno davanti a tutti, al suo funerale le persone erano meno delle dita di una mano.

Mia mamma, che di solito partecipava poco ai funerali, volle esserci e …  teneva per mano me.

 

Luigi Donetto

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