Un bel momento di conoscenza e di condivisione quello vissuto sabato 22 settembre presso la Comunità Cenacolo di Saluzzo, dove si è svolto il primo incontro regionale per diaconi permanenti del Piemonte.

Circa 120 i diaconi intervenuti, provenienti da numerose comunità, alcuni accompagnati dalle mogli, cui si è aggiunto un certo numero di delegati delle varie diocesi.

Hanno presenziato: il vescovo di Saluzzo mons. Cristiano Bodo, delegato dei Vescovi piemontesi per i diaconi permanenti,  con i vescovi di Alba mons. Marco Brunetti e di Cuneo-Fossano mons. Piero Delbosco.

La giornata si è svolta in un clima buono e sereno, di cordialità e simpatia e i diaconi hanno cominciato a conoscersi.

«Da sottolineare l’accoglienza ideale riservata dalla Comunità Cenacolo, come luogo del servizio; loro lo sperimentano nella ricostruzione e risurrezione dei ragazzi; per i diaconi credo sia stato un momento bello per valorizzare un servizio, il loro, che si spende per i poveri. Grazie dunque alla Comunità di Suor Elvira» sottolinea don Carlo Cravero, delegato della diocesi di Saluzzo per il diaconato permanente.

Poi c’è stata la riflessione del Vescovo di Saluzzo, incentrata sul tema “Il diacono: l’uomo chiamato da Dio”. La Parola ci interpella sempre e ci invita a costruire la Chiesa che è riunita attorno all’Eucaristia e che insieme al Risorto cammina nelle strade dell’umanità. In questo contesto si inserisce il diaconato permanente come risorsa per la Chiesa.

Mons. Bodo ha proposto una riflessione proprio sulla bellezza del diaconato, partendo dapprima dagli Atti degli Apostoli, con il discorso di Stefano prima del suo martirio (At. 7), soffermandosi sul fatto che il diacono è un dono per la Chiesa, per la famiglia nella quale nasce e si sviluppa la vocazione del diaconato e per la comunità cristiana.

«C’è però un ulteriore aspetto, più proprio, del diacono permanente, ovvero il fatto che il diacono è inserito nel mondo del lavoro, degli amici, come testimonianza concreta della vita cristiana. Quindi il diaconato permanente può esprimere una risorsa e una ricchezza della Chiesa perché è realmente configurato al ministero di Cristo che serve» ha precisato Bodo.

Ecco allora che l’immagine più appropriata è quella di immaginare il diacono come colui che serve, nella dimensione della “Lumen Gentium” (29), ma anche nell’immagine del buon samaritano: il Vangelo di Luca riporta come il diacono si avvicini alla povertà, che può essere materiale (apertura ai poveri), ma anche intellettuale, spirituale, umana. Al diacono viene chiesto di sapersi avvicinare a queste realtà.

Dopo queste riflessioni, si è lasciato spazio alla celebrazione dell’eucaristia, a suggello dell’incontro.

Al termine della messa i diaconi si sono congedati, spronati però ad iniziare l’anno di formazione, a loro rivolto, in ogni singola Diocesi.

Daniele Isaia

© Riproduzione riservata