Il problema è diffuso e riguarda tutto il territorio piemontese: i medici di famiglia non riescono a ritagliarsi qualche settimana per andare in ferie.

I professionisti, infatti, non riescono a trovare dei sostituti per garantire un’assistenza continua ai propri pazienti e, quando ce la fanno, si tratta molto spesso di sostituzioni brevi, qualche giorno appena.

Qual è il motivo? “La ragione di questa carenza va ricercata nelle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale che si occupano di gestire parte dell’emergenza covid- 19, ndr.), dove moltissimi giovani colleghi trovano un impiego lautamente, e giustamente, pagato”, spiega un medico di famiglia della Val Sangone, uno dei pochi ad avere trovato, per pura fortuna, un sostituto per le vacanze.

Conferma questa lettura anche un altro medico giavenese. Nessuno contesta la legittimità degli alti compensi di chi opera nelle Usca, dato che si tratta di un lavoro estremamente a rischio, a contatto per tutto il giorno con pazienti positivi al virus o potenzialmente infetti, però una soluzione va trovata, in modo da garantire sia il sacrosanto diritto alle ferie dei medici di famiglia sia il diritto dei pazienti a non essere lasciati soli, soprattutto in un momento delicato come quello attuale, in cui la pandemia è tutt’altro che finita.

Articolo completo su La Valsusa del 22 luglio.

 

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