Proponiamo di seguito una riflessione di una delle tante persone impegnate nelle vaccinazioni ad Avigliana che, giornalmente, indossando un camice o una mascherina, nascondendo sentimenti e preoccupazioni, ci donano la sicurezza di cui tutti noi in questo momento abbiamo bisogno.

La nostra giornata

Oggi, come da un po’, quasi 200 vaccini; 200 agguerritissimi over 80 che diligentemente e vestiti a festa si presentano in perfetto anticipo. Schiere di figli ma anche numerosi nipoti fungono da accompagnatori. La protezione civile che fa il suo sporco lavoro con una gentil-dolcezza che commuove.

Una vera e propria macchina da guerra organizzativa che, anche se sono giorni che non riposa, tiene duro. Cioccolatini, biscotti, tisane circolano nei rarissimi momenti di pausa. Intanto l’ordinario deve proseguire.

Arriva l’omino dei vaccini. Arriva perché qualcuno si occupa a tarda sera di fare l’ordine. Fiale trasportate in borse frigorifero, si scarica il grafico delle temperature, gli infermieri diluiscono e preparano le dosi. Si inizia. Le OO.SS resistono all’assalto e dirigono il traffico. Cerchiamo di infilare moglie e marito nella stessa giornata perché uno scherzo della tecnologia li ha convocati, con sms, uno di lunedì e l’altra di venerdì. I vaccinatori sopravvivono ai gilè, camicie abbottonate fino in punta alle magliette della salute. Domani li vogliamo tutti in tuta, ditelo agli informatici di aggiungerlo nel messaggio di convocazione. La stampante che non parte, il programma che ci butta fuori ogni momento, i vaccini che mancano. Ne diluiamo altri?
Avanzano….

Apriamo la caccia al possibile vaccinando facendo attenzione a che non sia un parente perché altrimenti si rischia di poter essere accusati di favoritismo. E quando tutto diventa troppo al telefono in un’altra sede c’è chi aiuta facendo da argine alle ansie di chi vive la prima linea.

Arrivano medici giovani che accompagniamo alla loro postazione e vengono sommersi da parole e confessioni spesso in un dialetto che non conoscono.

Il lungo corridoio produce un suono simile al un alveare in fermento. Gli anziani sono mesi che non escono e per molti di loro diventa un’occasione per “ciaciarè”. Qualcuno tenta la fuga ma viene prontamente recuperato. Altri imboscano la lettera per la seconda dose e giurano di non averla mai ricevuta, così come le schede anamnestiche. Ma alla fine i conti tornano. Tanti vaccini, tante persone. Si chiude spesso ad ore impossibili. Le chiavi, l’antifurto e quando “di buio” ci si saluta si è certi che il sistema regge grazie alle persone, per il 90% grazie a tutte/i loro.

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