“Buon Natale”. Si apre con queste parole il concerto che Alberto Bertoli ha tenuto sabato sera alla Taverna Tortuga, davanti a una sala gremita. Subito dopo, il senso si chiarisce: “Per me il 25 aprile è una festa sacra”.
La serata si sviluppa come un racconto continuo, nel quale le canzoni si intrecciano a una narrazione costruita per nuclei. La memoria della Resistenza entra attraverso la dimensione familiare, mantenendo una concretezza che evita ogni astrazione.
“Sono nipote di due della Resistenza”. Da qui il discorso si concentra su un episodio preciso. Negli anni in cui quella stagione torna al centro del dibattito pubblico, anche in seguito alla pubblicazione de Il sangue dei vinti, il nonno viene chiamato a rispondere.
Non lo fa. Strappa una lettera e la getta nel fuoco. “Se vogliono, vengono a prendermi”. Segue una frase pronunciata senza enfasi, che orienta l’intero racconto: “La guerra finisce quando lo dicono i politici. Ma per chi l’ha vissuta davvero non finisce lì”.
Da questo punto il concerto assume un andamento più raccolto. L’ascolto si fa attento, privo di distrazioni. La figura di Pierangelo Bertoli si inserisce in continuità, attraverso episodi che ne delineano la postura umana e artistica. Tra questi, la partecipazione al Festival di Sanremo con Spunta la luna dal monte. In quell’occasione viene prospettata un’inquadratura limitata alla parte superiore del corpo. Il rifiuto è immediato.
“La disabilità è una condizione, non uno spettacolo”. La scelta resta consegnata alla sua evidenza e si inserisce nello stesso filo che attraversa la serata. Il passaggio alla musica avviene senza soluzione di continuità. Quando introduce Eppure il vento soffia ancora, Bertoli si sofferma su una parola: “Ecologia vuol dire prendersi cura della casa”.
La canzone si colloca dentro questo percorso, proseguendone il senso. Nel corso della serata emergono anche i tratti più intimi del racconto: l’incontro tra i genitori, le difficoltà degli inizi, una dimensione familiare restituita senza compiacimenti. Il padre resta presente nelle scelte e nei gesti, senza essere separato dalla narrazione.
Da questo punto in avanti il racconto assume una direzione chiara e chiama chi ascolta a prendere posizione, mantenendo una coerenza che attraversa l’intera serata. Alla Taverna Tortuga il 25 aprile prende forma dentro un concerto e resta fedele al proprio compito: disturbare.
Veronica Verga
















