Il 7 gennaio 1992, 28 anni fa, nei cieli di Podrute, piccola cittadina croata situata vicino alla cittadina di Novi Marof, al confine con la Slovenia e l’Ungheria, un caccia MiG- 21, pilotato dall’allora tenente serbo Emir Šišić abbatté un elicottero AB- 205 con a bordo cinque osservatori militari europei.

Fra loro, in qualità di secondo pilota, c’era anche il sanganese sergente maggiore Marco Matta del Quinto Reggimento Aviazione dell’Esercito “Rigel” di stanza a Casarsa (Pordenone).

I cinque militari, quattro italiani e un ufficiale della Marina francese, stavano sorvolando la zona compresa fra la città di Varaždin e Zagabria (la capitale dell’allora nascente Repubblica Croata) per conto dello European Community Monitor Mission.

Un’operazione non bellica, bensì di pura osservazione finalizzata al controllo del “cessate il fuoco”, portata avanti in nome dell’Europa, al fine di evitare che la guerra civile iugoslava distruggesse la vita di troppi civili.

Quel giorno il sergente Matta, Medaglia d’oro al Valore Militare, compiva 28 anni.

Conosciamo la verità sull’abbattimento di quell’elicottero perché l’equipaggio di un altro velivolo, un AB 206, con a bordo tre italiani e un belga, riuscì a sfuggire a un secondo missile lanciato dal Mig e, quindi, a identificare con chiarezza la Serbia quale unica responsabile del tragico “errore” che, con tutta probabilità, sarebbe stata fatta invece ricadere sulla nascente Repubblica Croata.

Alberto Tessa

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