Molte scoperte avvengono per caso. E spesso sono proprio queste le più importanti. Come la mela in testa a Newton, Mattia Baccon è capitato, per caso, nella scuola di danza della sorella, e da lì ha fatto delle scarpette le sue uniche calzature. Una passione forte che è partita da Susa e che oggi lo sta portando lontano. Più precisamente a Siena, dove ha l’occasione di formarsi professionalmente e di coltivare il suo grande talento in armonia e serenità.

Quando nasce il tuo legame forte con il mondo della danza? 

“La mia passione per la danza nasce per caso quando avevo 8 anni. Ero alla ricerca di uno sport e posso dire di averli provati davvero tutti, senza ritrovarmi in nessuno di essi. Ad un certo punto mia sorella Rebecca ha iniziato a fare danza e ho voluto assistere a una lezione. L’insegnante in quel momento mi ha notato e ha chiesto a mia madre di portarmi a fare una lezione di danza. Da questo momento è nato tutto. In questa scuola di danza sono rimasto per tre anni, ho avuto la possibilità di fare stage e di partecipare a concorsi. Poi ho scelto di spostarmi in un’altra scuola ancora per altri cinque anni”. 

Com’è proseguito successivamente il tuo percorso professionale?

“A sedici anni sono stato preso in un’Accademia che ho dovuto lasciare per motivi personali: non mi trovavo bene e avevo perso la mia voglia di ballare. Tornato nella vecchia scuola di Susa ho partecipato a un concorso e in questa occasione un’insegnante di danza mi ha visto, si è messa in contatto con il direttore artistico Marco Batti di Siena e, dopo averlo incontrato e dopo essergli piaciuto come ballerino, mi ha chiesto di iniziare una collaborazione con la Compagnia del Balletto di Siena, una compagnia di ballerini professionisti associata alla scuola Ateneo della Danza.

mattia baccon

A Siena ho fatto un mese di tirocinio, dove ho imparato i balletti per una produzione chiamata “Fellini: la dolce vita di Federico“. L’abbiamo portata al Festival Excelsior di Siena ad aprile dello scorso anno ed è stata un successo. La prima è andata tutta sold out. Marco Batti mi ha allora chiesto di entrare ufficialmente nella Compagnia, ma per entrare devo prendere il diploma da VIII corso di danza, in contemporanea con la maturità”.

Com’è oggi la tua giornata-tipo, tra la vita liceale e la vita da ballerino?

“La mia giornata-tipo è molto complicata. Al mattino come tutti i liceali vado a scuola, mentre al pomeriggio a seconda della giornata devo gestirmi tra diverse attività: talvolta ho la preparazione di balletti che portiamo a concorso, talvolta ho tirocinio in Compagnia, talvolta ho corsi di teoria in vista di un esame che dovrò sostenere a fine anno legato al conseguimento del diploma di VIII corso”. 

Quale obiettivo ti poni per il futuro, quale sogno vorresti realizzare legato al mondo della danza? 

“La mia priorità, adesso, è stare bene. Mi ricordo che una mia insegnante mi aveva chiesto perché non avessi fatto audizioni nelle diverse realtà della danza in giro per il mondo. La mia risposta è stata: “Perché io voglio stare bene nell’ambiente in cui mi trovo”. Non è che io non abbia ambizioni artistiche: le mie ambizioni artistiche sono subordinate al mio benessere psicologico. Posso essere in una realtà prestigiosa ma stare male con me stesso e con gli altri, oppure posso stare in una realtà meno conosciuta a livello mondiale, ma in cui io sto bene, in cui sono sereno. Io scelgo la seconda opzione”.

Intervista completa su La Valsusa di giovedì 26 marzo.

Ilaria Genovese

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