«Quindi sono stati rubati solo i canditi?» chiese il capitano Ubertalli.

Si grattò la testa sotto il cappello e guardò il titolare del supermercato. L’uomo annuì e le indicò l’ingresso.

«Venga, le faccio vedere.»

La serranda era ancora mezza abbassata: gli avevano detto di non toccare nulla quando aveva chiamato il comando per denunciare lo scempio, mezz’ora prima. Priscilla Ubertalli, atletica trentottenne con un nome più lungo di lei, si abbassò ed entrò nel negozio.

Il campanile stava battendo le sette e l’alba malaticcia sgomitava dietro le montagne per riflettere il proprio rosa sulle poche auto innevate nel parcheggio, contendendosi i tettucci con il blu delle luminarie.

«Apre sempre così presto?» chiese all’uomo dalle guance color neonato.

«Per le consegne» rispose lui stringendosi nelle spalle.

Priscilla si guardò intorno: panettoni ovunque. Cartoni strappati di ogni marca, tonalità e prezzo erano ammassati sul pavimento, alcuni appoggiati sui cavolfiori, altri finiti chissà come tra gli shampoo e le creme depilatorie. Dagli sbreghi di cellulosa fuoriuscivano glasse, mandorle e impasti giallo paglierino sbocconcellati. Se il pover’uomo non avesse avuto gli occhi lucidi, il capitano sarebbe scoppiato a ridere.

«E hanno preso solo i canditi» ribadì.

«Già. Io non capisco: i canditi non piacciono a nessuno! Una ragazzata, sicuramente, ma un bel danno economico per me. Hanno aperto le scatole, denudato i dolci del loro cellophane e mangiato le scorzette. I pandori non gli interessavano, e infatti sono tutti sugli scaffali.»

Priscilla ne riscontrò la presenza, allineati insieme ai panettoni farciti di cioccolato, crema al whisky e altre diavolerie. Prese il taccuino dalla tasca e annotò i dettagli della scena del delitto.

«Sospetti?»

L’uomo fece una smorfia a forma di punto interrogativo e alzò occhi e braccia verso il soffitto su cui tremolava un neon. Priscilla scrisse che la vittima non aveva sospetti.

«Telecamere di sorveglianza?»

L’uomo scosse il capo.

«La corrente era staccata, quando sono arrivato.»

Priscilla ripose il taccuino e lasciò correre lo sguardo, in cerca di qualche indizio. Un luccichio attirò la sua attenzione. Cos’era quell’affare che brillava in mezzo agli yogurt? Si avvicinò al banco frigo e allungò la mano guantata per prenderlo. Una catenina d’argento. Con un ciondolo a forma di mezzo cuore, spezzato. Lo mostrò al titolare.

«Ha idea di chi possa essere?» gli chiese.

L’uomo spalancò la bocca, perdendo il poco colore di cui era pennellata la sua faccia glabra.

Il racconto di Mara Rosso continua sull’edizione de La Valsusa del 20 dicembre.

Mara Rosso

Mara Rosso

La scrittrice giavenese Mara Rosso

© Riproduzione riservata