Nasce Gesù a Betlemme, nasce dunque la vita per ogni uomo, perché il Figlio di Dio, facendosi uomo, si è unito ad ogni persona e in essa ha posto la sua dimora. E’ su questa certezza di fede, che si fonda la dignità e la grandezza di ogni uomo che nasce su questa terra. Niente e nessuno e nemmeno lui stesso può rifiutare il dono gratuito della vita, un bene indisponibile che appartiene a Dio e alla sua Provvidenza di Padre. La fede, e la cultura cristiana che hanno informato di sé la storia e il patrimonio di valori e di principi etici e giuridici della nostra terra, hanno sempre predicato e agito, affinché ogni persona sia considerata una risorsa positiva per quello che è e non solo per quello che possiede o per il suo stato di salute fisica. Ogni uomo, per il fatto di avere avuto la vita da Dio, è sua immagine e in lui vive il Verbo, che lo illumina e lo rende prezioso agli occhi del Padre. Per questo la sua vita va sempre accolta, amata e presa in carico, dal primo istante del suo concepimento alla sua naturale dipartita.

Certo, non è facile accettare di convivere o assistere chi ha una malattia, che devasta il corpo e la mente e rende a volte impossibile

ogni pur minima relazione vitale. Sono problemi che investono oggi l’esistenza di tanti e ne inquietano la coscienza, per la difficoltà di gestirli con serenità ed equilibrio e per le conseguenze tragiche che promettono qualora si avviino forme di eutanasia, sia passiva che attiva, nella nostra società. Il Natale non può coprire con un manto di festa questi problemi, ma deve, al contrario, servire a suscitarli nelle comunità cristiane e civili.

Il Natale annuncia che solo l’amore salva la vita propria e altrui e solo chi sa amare produce vita per sé e per gli altri. E tanti sono quelli che, anche tra noi, famiglie e comunità, credono in questo miracolo dell’amore e si sacrificano ogni giorno per dare vita a chi soffre per disabilità psichiche o fisiche gravissime; a chi, malato terminale, ha diritto di essere accompagnato con amore al termine naturale dell’esistenza; a chi sembra avere una vita solo vegetativa, ma nessuno può escludere in modo assoluto che nel suo animo, senta l’amore che lo circonda e ne gioisca.

A tutti giunga l’augurio che questo Natale porti la certezza che il Figlio

di Dio è presente e partecipe della vita di ogni persona, soprattutto di chi è piagato nel corpo e nello spirito, di chi è solo e privo di speranza per il suo domani. Sì, a Natale nessuno si senta escluso dalla gioia che gli angeli hanno cantato sulla Grotta, perché la felicità promessa è qui con noi ogni giorno e sta in quel divino Bambino, il cui volto è lo stesso di ogni persona che chiede e ha bisogno di amore.

+Cesare Nosiglia , arcivescovo di Torino e Susa

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