Vedere Gesù nel volto dei poveri

Cari amici, il vangelo di Luca racconta che la notte di Natale i pastori andarono alla grotta di Betlemme, dopo l’annuncio dell’angelo, e videro il bambino Gesù, che giaceva in una mangiatoia. La tradizione del presepe ci dice che essi portarono doni semplici, ma necessari, per Gesù e la sua famiglia, Maria e Giuseppe.

Il Figlio di Dio, per cui tutto esiste, ha scelto questa via semplice e sofferente per entrare nella storia degli uomini: è nato in una famiglia povera, è stato rifiutato prima ancora di nascere, «perché non c’era posto per sua madre e Giuseppe, nelle case della città», ed è stato deposto in una mangiatoia di una stalla in mezzo agli animali. Eppure, i pastori e successivamente i Magi venuti dall’Oriente carichi di oro, incenso e mirra, riconoscono quel bambino come loro Dio, Messia e Salvatore. I loro occhi sanno andare oltre le apparenze e la loro fede, nutrita dall’annuncio del Vangelo, sa vedere e contemplare il grande mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, che si è fatto uomo.

A Natale risuona lo stesso Vangelo di gioia e di pace: «Oggi vi è nato un salvatore, che è Cristo Signore». Dunque, anche per noi si ripropone oggi l’invito ad incontrare e vedere il Signore e riconoscerlo. Ci aiutano le parole stesse di Gesù, che dice: «Io ho avuto fame e mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e mi hai dato da bere, ero straniero e mi hai ospitato, nudo e mi hai vestito, malato e mi hai visitato, in carcere e sei venuto a trovarmi».

Non è facile vedere Gesù nel volto del povero e del sofferente: si fa finta di non vedere, per non impegnarsi; si vedono persone, che sono in difficoltà, ma non si ha tempo o voglia di aiutarle; si ha sempre così tanto da fare che spesso nemmeno in famiglia si “vedono” le persone, che appellano, in modo silenzioso ma concreto, al nostro amore. Quante persone “invisibili” vivono nelle nostre città e paesi: esistono, hanno un volto, un nome, ma è come se non ci fossero, perché le consideriamo estranee e rifiutiamo di vederle, perché non sono “dei nostri”.

Il mio augurio è che questo Natale 2019, segnato ancora da un’estesa di crisi economica, che grava su tante persone e famiglie, apra i nostri occhi illuminati dalla fede, per vedere le loro concrete necessità e farcene carico con quella prossimità di amore che ci ricorda Gesù: «Ogni volta che avete fatto queste cose al più piccolo dei miei fratelli, le avete fatte a me». Così, il Natale rinnova la fede dell’incontro con lui, il Dio vicino, il Dio con noi, che viene a salvarci dal peccato di egoismo e di rifiuto degli altri e a donarci la speranza di vivere l’Amore, che porta la vera gioia.

 Cesare Nosiglia

padre e amico

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