Ahmadreza Djalali, per qualche tempo attivo presso il Crimedim dell’Università del Piemonte Orientale, è stato incarcerato nel 2016 in Iran e successivamente condannato a morte per spionaggio nell’ambito di un processo farsa.

Purtroppo, oggi Ahmadreza si trova a due passi da un’esecuzione prospettata come imminente, che avverrà forse entro i primi giorni di dicembre. In Italia e fuori si stanno qua e là sollevando voci di protesta, patrocinate da organizzazioni quali Amnesty International, Scholars at Risk e Humanists International.

A livello accademico hanno espresso la propria preoccupazione e la propria richiesta di salvezza per Ahmadreza l’Università del Piemonte Orientale, quella di Padova e “La Sapienza” di Roma.

Tuttavia, l’eco mediatica di questa vicenda (che in Italia può considerarsi essenzialmente limitata al Piemonte, e in particolare a Novara, dove Ahmadreza ha lavorato) è ancora troppo scarsa e non si è raggiunta una mobilitazione massiva e corale.

Nella speranza di dare maggiore risonanza al caso di Ahmadreza contemporaneamente nelle nostre valli e nella nostra regione da un lato, e su scala nazionale dall’altro, si è mobilitata anche la deputata giavenese Daniela Ruffino, la quale ha aderito all’iniziativa e ha rilasciato una nota stampa:

In passato, Djalali aveva svolto ricerche sul miglioramento nella gestione delle emergenza da parte degli ospedali in caso di attacchi terroristici o con armi chimiche e biologiche — scrive la deputata forzista, l’Italia non può voltarsi dall’altra parte. Per questo mi unisco all’appello perché si faccia tutto il possibile per fermare questo atto inumano e per chiedere all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Borrell, un intervento immediato dell’Unione Europea e dei suoi Stati Membri”.

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