L’attesa del Natale durava tutto il mese di dicembre, io ero bambina e non avevo mai visto un calendario dell’avvento e nonostante questo ne avevo inventato uno mio, sul foglio di un quaderno a quadretti avevo disegnato tante caselline con all’interno un numero, dall’uno al venticinque. Ogni giorno cancellavo una casella con la matita rossa e contavo sulle dita quanti giorni mancavano ancora alla magica festa.

Man mano che si avvicinava Natale, ero sempre più euforica e impaziente, in casa già era stato allestito il presepe sul davanzale della finestra.

Avevo una capanna con la Natività, c’era anche il bue, un bel bue da presepe. Il problema nasceva con l’asino che, a dire il vero, non era manco un asino ma un cavallo; lo avevo rubacchiato ai miei cugini che giocavano sempre alla guerra e avevano grandi eserciti di soldati, cavalli e cavalieri. Ecco perché quello che nel mio presepe avrebbe dovuto fare l’asino era un cavallo al galoppo con la criniera al vento. La cosa più bella di quel presepe, era il muschio, ovviamente vero, di diversi tipi, sistemato con cura a formare piccole valli e colline.

I personaggi erano pochi e alquanto malconci, ma un giorno su un giornale vidi un presepe con i personaggi disegnati sul cartoncino e poi ritagliati; fu un’idea magnifica! Cominciai a disegnare pastori, artigiani e animali e in poco tempo il mio presepe diventò molto ricco, con tantissimi personaggi. Ero veramente contenta e orgogliosa del mio lavoretto.

Il racconto completo è su La Valsusa del 19 dicembre.

Giorgetta Usseglio

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