Mascherine sul viso, disinfettante per le mani in tasca, zaino sulle spalle e tanta voglia di rivedere i propri compagni di classe. Così inizia il nuovo “primo giorno di scuola” dei 176mila studenti delle scuole superiori piemontesi i quali, dopo aver trascorso mesi seguendo le lezioni esclusivamente dalle proprie abitazioni, da lunedì 18 gennaio hanno ricominciato a ripopolare le aule, alternando al 50% la didattica in presenza con la didattica a distanza. Ciascuno istituto ha organizzato i rientri secondo proprie modalità: ci sono scuole che hanno diviso il biennio e il triennio, facendo andare a scuola questi due gruppi a settimane alterne; altre che, invece, prevedono due giorni in presenza e tre giorni a casa, a rotazione per le varie classi.

Nonostante le modalità differenti di scaglionamento degli studenti, le regole da adottare per garantire la sicurezza dell’intero istituto sono comuni a tutte le scuole: controllo della temperatura, distanziamento garantito, mascherina sul viso, entrate e uscite scaglionate per evitare assembrati fuori dagli edifici e sui mezzi di trasporto. Cosa ne pensano gli studenti di questo nuovo e tanto atteso rientro? Come hanno vissuto gli ultimi mesi di didattica a distanza? Che emozioni provano e cosa temono? Lo abbiamo chiesto a cinque studentesse di Susa, che si sono fatte portavoce di sentimenti diffusi e variegati.

Giulia Agate, IV Liceo Scientifico Sportivo, IISS Des Ambrois.

rientro a scuola“Provo un misto di emozioni contrastanti. Sono elettrizzata all’idea di rivedere i miei compagni e di respirare un po’ di normalità. Allo stesso tempo sarà complicato riprendere i ritmi e, soprattutto, sarà difficile stare finalmente tutti insieme e non potersi abbracciare. Spero senza dubbio che questo rientro sia definitivo. Il mio indirizzo ci permette di fare molte attività, come il nuoto e lo sci, e non vedo l’ora di poter tornare a praticarle. Ci sarà da faticare un po’ di più rispetto al lavoro da casa ovviamente, ma durante la didattica a distanza i nostri professori sono riusciti a non farci perdere tempo e siamo al passo col programma ministeriale. Più di tutto mi è mancato ridere in classe: potrebbe sembrare una banalità, ma non c’è niente di più bello che stare bene con i compagni.  L’ambiente del Des Ambrois mette ognuno a proprio agio, e mi sento un po’ come fossi  “lontana da casa” da troppo tempo. Facendo lezione da casa si ha molto più tempo per studiare, non dovendo viaggiare per andare e tornare da scuola. Io personalmente riesco a concentrarmi di più essendo sola in camera mia; ma trovo ogni lezione più pesante”.

Paola Lombardi, V Liceo Scientifico, IIS Enzo Ferrari.

rientro a scuola“Al rientro ho provato sicuramente sensazioni positive. Ero felice di tornare a scuola e rivedere i miei compagni. Il primo giorno è stato addirittura strano: sembrava quasi il primo giorno di scuola, dato che non vedevo i miei compagni da circa tre mesi. Dal rientro mi aspetto sicuramente di fare meglio e di essere più invogliata nello studio, e spero soprattutto che possa essere un rientro definitivo. In questi mesi di didattica a distanza è mancato il contatto umano, il potermi confrontare e dialogare con i miei compagni. Le lezioni in DAD sono meno interattive delle lezioni in presenza, sono inevitabilmente più noiose e diventano difficili da seguire. Passare sei ore al giorno davanti a un computer è davvero faticoso, e per questo motivo siamo portati a interagire meno”.

Valentina Laidelli, IV A Liceo Scienze Umane, Norberto Rosa.

rientro a scuola“Rientrare a scuola lunedì mattina è stato strano dopo tanti mesi in didattica a distanza, ma comunque bello: per via del senso di normalità (per quanto possibile) che ho sentito e per aver rivisto compagni e professori non al di là di uno schermo. Da questo rientro mi aspetto continuità e chiarezza e spero sia definitivo; non vorrei tornare a casa fra due settimane vanificando tutti gli sforzi di questi mesi trascorsi a casa. Della scuola mi è mancato quasi tutto: le lezioni, il confronto con professori e compagni, ma anche gite, feste, assemblee. Sicuramente con la didattica a distanza ho imparato ad organizzarmi meglio per quanto riguarda le ore di studio e i compiti, ho ampliato le mie conoscenze nell’uso del computer e di alcuni programmi e l’ansia dovuta ad interrogazioni e verifiche è decisamente diminuita permettendomi di svolgere tutte le prove con più tranquillità. Esistono però dei contro: da casa è più difficile mantenere la concentrazione e anche chiedere eventuali chiarimenti ai professori; inoltre manca completamente l’interazione umana con gli altri”.  

Aurora Bongiardo, IV B Liceo Scienze Umane, Norberto Rosa.

rientro a scuola“Ciascuno di noi prova delle sensazioni differenti per quanto riguarda il rientro a scuola. Io mi sono confrontata con i miei compagni alcuni giorni fa ed è emerso come alcuni di loro provassero sollievo, perché per loro la DAD era diventata insostenibile. Io invece mi sono adattata sin da subito e, a parte qualche problema di connessione internet ogni tanto, mi sono trovata sempre bene. Per me il ritorno a scuola è dunque abbastanza traumatico: le emozioni dominanti sono l’angoscia e l’ansia, perché è difficile lasciare la comodità della propria cameretta e la serenità con cui affrontiamo le interrogazioni, verifiche e lezioni. Ho paura, non solo perché non so cosa ci aspetta, ma anche per il contagio, dal momento che molti, io compresa, convivono con persone con patologie. Con la didattica a distanza siamo rimasti indietro con il programma e nei prossimi giorni ci toccherà correre: le cause sono da attribuire principalmente all’uso degli apparecchi elettronici, alla connessione e alla durata delle lezioni a distanza, che durano meno di quelle in presenza.

Ciò che mi è mancato di più della scuola è indubbiamente la socialità, il mettersi in relazione con gli altri; infatti, questa mancanza ci ha reso tutti più irritabili e ci ha fatto sentire piuttosto soli negli ultimi mesi. Inoltre mi sono mancate particolarmente le assemblee, in cui ciascuno di noi poteva esprimersi e ribattere prontamente, cosa che attraverso uno schermo non può avvenire. Nonostante la didattica a distanza possa essere considerata da alcuni insostenibile e nonostante abbia delle oggettive criticità condivise da tutti, credo che abbia il grandissimo vantaggio di limitare la diffusione dei contagi e per questo a parer mio dovremmo continuare con la DAD fino a quando le acque non si saranno calmate completamente”.

Elisa Croletto, IV Liceo Classico, Norberto Rosa.

rientro a scuola“Il rientro a scuola è stato qualcosa di molto particolare. Non è stato come la classica ripresa di settembre, dopo l’estate. È stato bello rivedere i compagni: la cosa che più mi mancava era il dialogo diretto con loro. I cellulare e i computer in questo periodo sono stati molto utili, ma non tanto da sostituire una chiacchierata tra i corridoi durante l’intervallo. Le sensazioni, a parte questo, sono state contrastanti; da una parte la voglia di potersi finalmente sedere di nuovo tra i banchi, dall’altra l’incertezza di una possibile nuova chiusura, la paura di starci di nuovo illudendo di un ritorno alla semi-normalità. Ormai era diventata un’abitudine la colazione davanti al computer, nell’attesa che i professori avviassero le chiamate delle lezioni, e anche il pranzo veloce tra una lezione e l’altra. Tuttavia io cerco sempre di essere ottimista, prendendo il meglio di ogni cosa, e allora ho sfruttato ciò che c’era di buono in questa didattica a distanza. Ad esempio, l’essere già a casa una volta finite le lezioni. Oppure l’aver imparato a gestire i vari momenti della giornata.

Comunque ciò che la DAD mi ha insegnato maggiormente è l’importanza dello studio. Da casa è più facile cadere nella tentazione di aprire il libro durante le verifiche per evitare di prendere un brutto voto. Però proprio qui sta il punto: l’unico modo per poter andare avanti è essere onesti con gli altri, ma in primo luogo con se stessi. Dobbiamo studiare per noi, per ampliare il nostro bagaglio culturale, non per i professori o per un voto. Gli argomenti trattati durante questi mesi ci serviranno anche per comprendere meglio quelli che verranno dopo. Copiare durante le verifiche svolte da casa non serve a nulla, anzi è una grande perdita di tempo. Tutto ciò che apprendiamo ora non dovremo più studiarlo in futuro, quindi tanto vale impegnarsi subito. Spero vivamente che questo ritorno a scuola, seppur graduale, sia quello definitivo, ma non ne sono certa. La situazione pandemica migliora a piccoli passi ma, come tutto, va a periodi. E per questo temo che la scuola sarà costretta a subirne ancora gli effetti”.

Gioie e paure, speranze e insicurezze. Quante emozioni nella testa di uno studente, che si è trovato a vivere in maniera altalenante quelli che da sempre sono anni di contatti, di amicizie, di legami, di confronti. Ma forte è la voglia di accaparrarsi del tempo sottratto alla dimensione sociale e umana, che è alla base del nostro sistema scolastico, prima ancora dei programmi ministeriali; quella dimensione umana che in cinque anni costruisce le identità dei ragazzi e che dà loro gli strumenti per affrontare il futuro. Sicuramente hanno imparato la sua importanza e la sua necessaria presenza nella vita di tutti noi. E forse è proprio questa la lezione più grande di tutte.

Ilaria Genovese

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