C’è chi teme il Mare e la Montagna e in generale tutto ciò che non possa essere abbracciato con un unico sguardo e chi invece si getta a capofitto nell’avventura.

Il mondo è pieno di alpinisti sbruffoni, ma Cala Cimenti era uno che si accostava alla Montagna con profondo rispetto, tanto al Nanga Parbat quanto al Rocciamelone.

Lo dimostrò durante la serata organizzata da La Valsusa il 25 ottobre 2019 a Villar Focchiardo, quando incantò il pubblico presente parlando di Alpi e Himalaya con grande reverenza, quasi con timidezza, come se fossero ragazze da corteggiare.

Eppure, la Montagna lo ha chiamato a sé e lo ha chiamato da una delle cime di casa, una di quelle che avrà scalato chissà quante volte.

La Morte è una fedele compagna di avventure quando si frequenta la Montagna a certi livelli e Cala non se lo nascondeva.

Le era sfuggito nell’estate del 2019, quando dal Gasherbrum VII, in Pakistan, cadde in maniera rovinosa l’amico Francesco Cassardo, poi miracolosamente tratto in salvo proprio grazie alla tenacia e alla cocciutaggine di Cala.

Il suo ultimo libro, intitolato “Sdraiato in cima al mondo” (Sperling & Kupfer, 17,90 euro), parte proprio da quei tragici e concitati momenti, quando tutto sembrava perduto, ma ritorna presto a pagine più liete, descrivendo la scalata del Nanga Parbat, avvenuta qualche settimana prima.

Servizio su La Valsusa dell’11 febbraio.

Alberto Tessa

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