Tutti, dalla sala alla cucina e davanti al forno a legna, oltre alla mascherina, indossano la maglietta bianca con la scritta “Ristorante Pizzeria Rocciavrè 1920-2020”.

E in questi cent’anni di storia, al locale di Forno di Coazze, sopravvissuto alla guerra, alla Resistenza, alla crisi economica, mancava solo una pandemia all’appello.

D’altronde “resistere” è la parola che più volte pronuncia Claudio Ruffino, titolare del Rocciavrè e de “La Capannina”, l’altro ristorante-pizzeria aperto quattro anni fa a Buttigliera Alta.

“La soddisfazione più grande è stata chiudere la cassa integrazione per gli undici dipendenti” dice, guardando al weekend appena concluso, del 23 e 24 maggio, il primo di apertura al pubblico dopo due mesi e mezzo di forzata chiusura.

Servizio su La Valsusa del 28 maggio.

Anita Zolfini

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