In queste settimane di lotta al Covid-19 ci siamo purtroppo abituati a vedere immagini di medici e personale sanitario imbardati come astronauti, loro malgrado.

E se invece che in una corsia d’ospedale fossimo in un sentiero di montagna? Ipotesi non remota in caso di intervento di recupero di un infortunato in quota che abbia dichiarato di aver avuto, di recente, febbre, tosse o, peggio, contatti con persone risultate positive. “ I nuovi protocolli legati all’attuale emergenza sanitaria rendono complicato un intervento di soccorso già di per sé difficoltoso come quello in ambiente alpino. Con il conseguente allungamento dei tempi”.

A dirlo è il capostazione della squadra di Soccorso Alpino della Val Sangone, Simone Periale, reduce, come tutti i volontari, dagli obbligatori corsi online sulle nuove procedure.

Nell’equipaggiamento al tempo del Covid, oltre a imbrago, casco e attrezzature varie, nello zaino si aggiungono mascherine, doppi guanti, tute integrali, visiere e un cambio completo di vestiti.

Ovviamente, sono operativi solo i volontari che non hanno avuto alcun sintomo simil-influenzale. “ In auto possiamo essere un massimo di due volontari, sul sentiero distanti l’uno dall’altro e, quando ci avviciniamo al ferito, se cosciente, dobbiamo prima fare le domande di rito sul Coronavirus. – spiega Periale – Se non dichiara problemi, ci possiamo avvicinare con guanti e mascherine, anche se indossare la mascherina, soprattutto in situazioni di sforzo, può rappresentare un problema. Se, al contrario, il paziente dovesse esprimere dubbi, allora l’intervento si complicherebbe non poco: occorrono tuta, visiere, doppi guanti, cioè un ingombro notevole in situazioni già difficili. Pensate a lunghe camminate con la barella su sentieri accidentati e pendii o, peggio ancora, a manovre con le corde e interventi in parete dove lo spazio è minimo. Senza contare le lunghe operazioni di svestizione una volta lasciato il ferito in ambulanza, attrezzature come imbrago e guanti non possono essere usati per giorni prima della sanificazione”. 

E nel caso di persona non cosciente? “ Nell’incertezza, occorre trattarlo come potenzialmente a rischio. Non è detto che gli eventuali compagni di gita possano rispondere con sicurezza per l’infortunato. Ovviamente, in caso di intervento, bisogna gestire anche queste persone”.

Dal capostazione Simone Periale, quindi, a nome di tutti i volontari di Soccorso Alpino e Speleologico, l’appello alla prudenza a chi si avventura sui sentieri. “ Capisco bene la voglia di tornare a frequentare la montagna dopo settimane di chiusura in casa. Se proprio non si riesce a farne a meno in questo periodo, l’invito è di prestare la massima attenzione perché l’incidente, purtroppo, è dietro l’angolo, e le operazioni di intervento, oggi più che mai, sono davvero complicate”.

Anita Zolfini

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