Si è appena concluso il Tour de l’Amitié, l’iniziativa franco-italiana che per tre giorni ha portato escursionisti, accompagnatori e rifugisti sui sentieri del massiccio dell’Ambin. Tra l’Alta Maurienne e la Val di Susa, un anello d’alta quota si è trasformato in un ponte concreto tra persone, territori e culture alpine.
Non è stata una gara né una semplice traversata, ma un’esperienza di itineranza condivisa nata dalla collaborazione tra il Club Alpino Italiano e la Fédération Française des Clubs Alpins et de Montagne (Ffcam). L’idea era chiara fin dall’inizio: i confini possono dividere sulle carte, ma la montagna e i suoi sentieri sanno unire.
UN PROGETTO DIVENTATO CAMMINO
Il Tour de l’Amitié affonda le proprie radici nella collaborazione avviata nel 2013 tra le Commissioni Rifugi della Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta e della Savoia, poi consolidata attraverso il Cai Torino e il Club Alpin Français di Lione, rappresentati allora da Osvaldo Marengo e Michel Bligny.
Negli anni successivi questo rapporto di amicizia ha dato vita a incontri transfrontalieri, attività comuni al Moncenisio e a Lanslebourg e visite reciproche ai rifugi. Dopo la pausa imposta dalla pandemia, i contatti sono ripresi con nuovo slancio e, nel 2025, è nata l’idea di realizzare insieme un’iniziativa per il 2026, coinvolgendo il Cai Torino e le sezioni dell’Intersezionale Valsusa-Valsangone.
Servizio su La Valsusa del 10 settembre
















