Ancora tragici fatti di cronaca accaduti in questi giorni in provincia di Modena, dove un 16enne ha ucciso un amico e a Lignano, dove un ragazzino è stato pestato a sangue per 100 euro da un gruppo di coetanei, riportano alla ribalta  il tema della giustizia minorile.

Se ne parla a Torino, in occasione della festa parrocchiale di Santa Maria Goretti sabato 6 ottobre alle 16,  presso la Sala Arca in via Actis 18 a partire da «Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti» (ed. Elledici), il libro intervista di Marina Lomunno, giornalista de La Voce e il Tempo a don Domenico Ricca, salesiano, da 38 anni  cappellano al carcere minorile torinese.

Don Ricca, che tra l’altro fu tutore di Erika (la giovane reclusa per un periodo nel penitenziario torinese in seguito all’omicidio di Novi Ligure nel 2001) a partire dalla sua esperienza di prete figlio di don Bosco, racconta nel libro il suo ministero dietro le sbarre, «di prete da galera» come spesso di definisce. E lo fa partendo dalla convinzione che, come sosteneva il santo che ha inventato gli oratori, «in ogni giovane, anche il più disgraziato, avvi un punto accessibile al bene e dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile nel cuore e di trarne profitto».

Proprio di questo «punto accessibile al bene» parla don Ricca, per tutti don Mecu, rispondendo alle domande della giornalista spiegando come anche in carcere si può impostare un modo di rapportarsi con i giovani detenuti simile alle dinamiche che si creano in oratorio. Del resto fu proprio l’incontro nel 1855 con i ragazzi detenuti al «Ferrante Aporti» il carcere minorile torinese – che allora si chiamava la «Generala» – che fece scoccare la scintilla che spinse don Bosco ad escogitare soluzioni «preventive» allo sbando in cui versavano migliaia di adolescenti delle periferie torinesi.

Don Bosco pensava che se quegli adolescenti detenuti avessero avuto fuori una famiglia, un ambiente sano che li accogliesse non sarebbero stati  «discoli e pericolanti»: nacque così il «sistema preventivo», pilastro dell’impianto educativo che farà di don Bosco il «santo dei giovani» e degli oratori. E che don Domenico Ricca (tradizionalmente i cappellani del Ferrante sono salesiani), sulla scorta di don Bosco, cerca di applicare ancora oggi con i giovani detenuti del «Ferrante» (ad oggi 47 di varie nazionalità e religioni), cercando di sperimentare dietro le sbarre l’esperienza dell’ascolto e dell’accoglienza tipiche dell’oratorio salesiano.

Anche per questo motivo  i diritti d’autore del volume vengono  devoluti interamente a borse di studio e lavoro per i giovani reclusi perché una volta fuori possano chiudere con il passato.

Don Domenico Ricca

Don Domenico Ricca

La giornalista torinese Marina Lomunno

La giornalista torinese Marina Lomunno

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