Non potrebbe esserci libro più al passo con i tempi di “Epidemie in Piemonte. Una storia lunga quattro secoli” (Edizioni del Capricorno, 13 euro), pubblicato, fresco di stampa, proprio la scorsa settimana e scritto a sei mani da un ex insegnante di scuola superiore, Gianvittorio Avondo, da uno storico, Gianbattista Aimino, e da un medico specialista di malattie respiratorie, Pino Moretti.

L’agile libretto (circa 150 pagine corredate da numerose immagini) si pone l’obiettivo di narrare, con stile divulgativo, la storia delle epidemie nella nostra regione partendo dalla peste del 1630, quella narrata da Manzoni ne I Promessi Sposi.

Non poteva comunque mancare, all’inizio del testo, un accenno alla terribile pestilenza del 1348 che mise in ginocchio l’Europa, e non solo, con un numero complessivo di vittime stimato in circa 20 milioni.

Un altro argomento affrontato riguarda il vaiolo, malattia per combattere la quale la Scienza, già dalla fine del ‘700, cominciò a sviluppare il concetto di vaccino.

A tal proposito, i tre autori raccontano come già all’epoca fossero nati dei movimenti che oggi non stenteremmo a definire “No vax” che si opponevano all’inoculazione dei vaccini sia per motivi religiosi sia perché “chissà cosa contengono”. Interessanti sono poi i dati numerici dei contagi e dei decessi riferiti ad alcune zone, Val di Susa compresa, raccolti nei momenti più tragici di ciascuna epidemia.

Un altro tema trattato riguarda il colera, il frutto avvelenato del colonialismo che ogni tanto riappare ancora oggi in luoghi nemmeno troppo distanti dai nostri (una sezione è dedicata all’epidemia scoppiata nel 1973 nel Napoletano).

La parte centrale di “Epidemie in Piemonte” si conclude con l’approfondimento sulla febbre spagnola che, giusto un secolo fa, decimò la popolazione mondiale e sull’influenza asiatica degli anni Cinquanta, incomprensibilmente scivolata via dalla memoria collettiva.

Diverse appendici sono infine dedicate ad altre malattie che non posso essere definite “epidemiche”, ma che hanno comunque provocato, nel corso dei secoli, gravi danni all’umanità: malaria, tifo, tubercolosi e pellagra.

Alberto Tessa

© Riproduzione riservata