La signora Paola Baronetto, selvaggese doc, titolare della ditta Kobra, è abituata a reinventarsi.

Avvezza all’uso di ago e filo fin da quando aveva 16 anni, Baronetto produceva, negli anni Ottanta e Novanta, maglie e magliette, prima che la concorrenza spietata di alcuni Paesi asiatici rendesse la sua attività poco remunerativa. Così arrivò l’idea destinata a salvare il destino della sua azienda: perché non produrre tute altamente tecnologiche per l’automobilismo sportivo, il rally, i go- kart e il motosport? Un settore estremamente di nicchia (sono pochissime le aziende, in giro per il mondo, in grado di fare questo tipo di lavoro), ma che garantiva ottime commesse, almeno fino a un paio di mesi fa, fino allo scoppio della pandemia globale.

“In realtà, gli ordini non sono stati annullati, anche perché mi risulta che nessuna gara automobilistica sia stata cancellata, ma soltanto spostata, se tutto andrà bene, da giugno in avanti — dice la signora Baronetto — Però quel tipo di lavoro può attendere. Quello di cui c’è veramente bisogno, un disperato bisogno, e che noi possiamo produrre, sono le mascherine”.

Detto fatto. A partire da lunedì 23 marzo, l’intera produzione è stata riconvertita: nessuna tuta uscirà per un po’ di tempo dal laboratorio Kobra e al suo posto prenderanno il largo decine di migliaia di mascherine.

Servizio su La Valsusa del 2 aprile.

Alberto Tessa

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