Scuola Elementare Leone Fontana, Torino 1958

La cartoleria situata di fronte alla scuola aveva messo in vetrina una bambola bruna con uno splendido vestito di plumetis rosa e minuscoli pallini bianchi, una meraviglia!

Ogni volta che uscivo da scuola la guardavo estasiata e ne parlavo alla mamma.

Tra le mie varie bambole e bamboline c’era Liala,” la mia Liala” come la chiamavo, alla quale avevamo già cambiato due volte i suoi biondi capelli e gli elastici delle braccia e delle gambe: era la mia bambola del cuore ( e la conservo tuttora con tutti i suoi vestitini), ma quella nuvola rosa era un’altra cosa ed io la ammiravo veramente.

Un giorno però dalla vetrina era sparita ed io ci rimasi molto male: guardandola ogni mattina era come se mi rallegrasse la giornata ed ora non c’era più.

Arrivò il Natale ed al mio mattutino risveglio fu grande la sorpresa di trovare ai piedi del mio letto quella splendida bambola rosa. Incredula, felice, tremante , quasi piangente andai di corsa a svegliare i miei genitori per far loro vedere che Gesù Bambino (perché allora ci credevo ancora) mi aveva portato la bambola tanto ammirata e proprio Lui mi aveva scritto una letterina a macchina con l’inchiostro rosso che recitava: “Cara Laura, come vedi quest’anno ti ho ancora accontentata portandoti la tanto desiderata bambola, ma ricordati che la devi tenere con tutte le cure, poiché un altro anno, essendo tu ormai una bambina giudiziosa e che vai già a scuola da parecchi anni, dovrò portarti qualche cosa di più utile. GESÙ BAMBINO”

Ho passato moltissimi altri bei Natali, come quello del 1960 in cui ho ricevuto l’anello di fidanzamento, ma quello della bambola con il vestito di plumetis rosa e la lettera di Gesù Bambino, che la mamma fece scrivere da una collega, per la sua bella ingenuità mi è sempre rimasta nel cuore.

Laura Petrino

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