I cndb (con la c minuscola) sono sei giovani segusini che hanno scelto di formare una band e fare musica insieme; sono legati, come scrivono loro, “da una forte passione, dall’amicizia, da gradi di parentela, da cose”. Un gruppo eterogeneo, giovane ed entusiasta, composto da membri con ciascuno il proprio carattere, i propri pregi e i propri difetti: Sonia Bilotta è la voce riflessiva e trasparente dei cndb; Lorenzo Bottino è il batterista e il dispensatore di leggerezza nei momenti di bisogno; Simone Bottino, chitarra ritmica del gruppo, è la mente organizzata e pianificatrice; Yarin Cardillo, invece, è il chitarrista solista, dalla personalità brillante; Samuele Garofalo è il pianista acculturato, colui che di musica sa tutto (ma proprio tutto!); Alessandro Uccelli è il bassista fuori dagli schemi. Sei anime musicali diverse che, insieme, hanno iniziato a comporre e a produrre pezzi propri, capaci di rispecchiare le sfumature dei loro caratteri e dei loro pensieri. Li abbiamo intervistati per conoscere i loro primi brani inediti, disponibili su Spotify, Youtube e Apple Music.

Il 27 marzo è uscito il vostro primo esordio musicale, “Ho trovato un lavoro”. Ogni brano ha la sua storia. Qual è la storia dietro questa canzone?

Cover Art di Virgilio Collura

“Era l’agosto di tre anni fa. I cndb non erano nemmeno ancora nei nostri pensieri”, afferma Simone. “Ci trovavamo a casa di Alessandro a suonare, io e lui, come spesso facciamo. Tra una Moretti e un’altra, è arrivato lei: un’armonia che non ci siamo più tolti dalla testa, un giro d’accordi casuale che abbiamo riprovato mille volte. In questi casi, spesso, uno inizia a sparare le prime frasi e le prime parole che passano per la testa, senza l’obiettivo di scrivere una canzone, ma solo per accompagnare la musica. Alessandro ha così ripetuto più volte “Ho trovato un lavoro” e, tre anni dopo, abbiamo ripescato il motivetto per dargli una forma decisiva, per renderlo un singolo vero e proprio”.

“Dopo anni di cover, era arrivato il momento di scrivere qualcosa di nostro”, aggiunge il bassista Alessandro. “Così abbiamo ripreso in mano la canzone e ci abbiamo lavorato su a lungo, tutti insieme, adattandola al parere di tutti. Ognuno ha poi scritto la sua parte strumentale. La registrazione dei singoli strumenti l’abbiamo fatta noi, nella nostra sala prove, mentre il mix e master è stato affidato a Fabio Maiorano, La Masseria Estudios”.

Il vostro secondo inedito è invece uscito lunedì 20 aprile, un mese dopo il primo. Cosa racconta?

Cover Art di Virgilio Collura

Diversamente dal primo singolo, L’idea che hai di me parla di due persone immaginarie che si muovono in uno spazio immaginario, ma che provano emozioni che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo provato”, spiega Sonia, la cantante. “Il nostro intento è stato quello di parlare di vicende quotidiane, di sentimenti a noi comuni, e in cui chiunque possa rivedersi e rispecchiarsi. E’ questo il bello della musica: il suo carattere universale”.

“La canzone nasce al Parco d’Augusto, a Susa”, racconta Yarin. “Era una sera di quest’estate, e il desiderio di suonare in quelle sere era sempre forte. Ho scritto a Simone: “Ho voglia di suonare”. Tempo mezz’ora ed eravamo al parco, con due chitarre acustiche, immersi nella creatività. Un giro d’accordi ci ha impegnati un po’ di più degli altri. Ci piaceva proprio. Poi è arrivato il freddo notturno, ma la musicalità di quel giro era così bella che abbiamo continuato a suonarlo in macchina, ancora e ancora, nella scomodità dello spazio stretto”.

“La genesi, anche in questo caso, è stata lunga e tormentata”, aggiunge ancora Sonia. “Bisogna porsi in una prospettiva collettiva, e bisogna lavorare fino a quando il prodotto finale piace a tutti. Ogni idea, ogni cambiamento, ogni variazione, devono essere sottoposti a votazione in cui, spesso, non vale nemmeno la maggioranza, ma si punta all’unanimità. Però, dopo mesi di lavoro, lo senti quando finalmente tutto funziona. E finalmente il brano è ultimato e racchiude una parte di ciascuno di noi”.

Intervista completa su La Valsusa di giovedì 23 aprile.

Ilaria Genovese

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