La parola “cancro” suscita ancora ansie e paure. Fino a qualche decennio fa, in effetti, ricevere la diagnosi di un tumore equivaleva, in molti casi, a una sentenza capitale. È forse, dunque, per un motivo “storico” che quella parola racchiude ancora in sé il terrore non tanto per la morte quanto per una fine dolorosa.

Oggi non dovrebbe essere più così. La Medicina ha infatti compiuto passi da gigante: da moltissime forme tumorali si guarisce una volta per tutte, altre si riesce a cronicizzarle con una qualità di vita accettabile, eppure il terrore resta pressoché immutato e la difficoltà a trattare l’argomento serenamente in pubblico e, spesso, anche nell’intimità della famiglia, non aiuta a superare le ansie.

Parlare di cancro è ancora tabù per molti. In alcuni, addirittura, il tumore viene vissuto come la punizione per una non meglio precisata “colpa” che perciò va tenuta nascosta il più possibile.

Esattamente agli antipodi di questi modi di vivere la malattia c’è invece l’esperienza di Donatella Fazio, insegnante giavenese di Musica che poco prima di Natale ha scoperto di avere un tumore, peraltro uno di quelli non troppo “amichevoli”.

Donatella ha deciso di rendere pubblica la sua lotta e, seppur con grande delicatezza e rispetto nei confronti di chi invece preferisce combattere la sua battaglia lontano dai riflettori, pubblica con regolarità su facebook gli aggiornamenti circa il suo stato di salute.

È incominciato tutto sul finire dello scorso anno con alcuni problemi che sembravano di poco conto — ci spiega Donatella — Per fortuna, ho preferito approfondire con il mio ginecologo e, dopo la biopsia, a metà dicembre, è arrivata la mazzata. Un mese dopo ero già in sala operatoria, al Sant’Anna”.

L’intervento va bene, a parte le difficoltà legate alla pandemia.

Servizio su La Valsusa del 25 febbraio.

Alberto Tessa

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