Cultura

La Corale Rocciamelone cerca coristi. Luciano Midellino offre una riflessione sui canti di montagna e sul loro valore

SANT’ANTONINO – La Corale Rocciamelone cerca nuovi coristi. Stiamo parlando di una vera e propria istituzione nel mondo dei cori piemontesi in quanto è nata nel 1963 a Sant’Antonino per l’iniziativa di un gruppo di amici, animati dall’indimenticata figura di Don Oreste Cantore, che ne divenne il primo maestro direttore.

Uno dei decani della corale Luciano Midellino ne riassume l’origine: “Quel primo gruppo di amici era mosso dalla passione per il canto popolare, dall’amore per le montagne della nostra Valle di Susa e con il desiderio di andare alla ricerca di vecchi brani per non dimenticare le nostre tradizioni e di nuovi per rinverdire il nostro bagaglio di conoscenze. Il nome della corale deriva dalla montagna più alta della Valle che porta in vetta la statua della Madonna, opera del Maestro Giovanni Stuardi, riprodotta anche sullo scudetto che ciascun corista porta con orgoglio, cucito sul maglione rosso della divisa. La statua, “Dono del bimbi d’Italia a Maria”, è stata portata sulla sommità del monte dagli alpini del Battaglione Susa, 120 anni or sono e a lei la Corale ha dedicato la sigla di apertura dei nostri concerti, appunto “L’inno al Rocciamelone”. Vogliamo ricordare anche la nostra Madrina, l’indimenticata poetessa Gemma Cattero, che ci ha dedicato la canzone “Tormenta ’n sël Ròciamlon”, ma in tempi più recenti, anche altri Maestri compositori quali: Bepi De Marzi con il brano “Maria lassù”, Marco Maiero con il pezzo “Come chiara speranza”, Orlando Guglielminotti con la lode “Stèila dle mie montagne”, hanno dedicato a Lei delicati canti entrati a far parte del repertorio della nostra Corale ed anche di altri cori dell’Italia settentrionale”.

In questi quasi 60 anni di canto si sono succeduti pro tempore più maestri direttori sino ad arrivare all’attuale direzione artistica del Maestro Piero Enduir che sottolinea un aspetto centrale dell’attività: “La nostra attività di canto prosegue in un clima di serena amicizia, annullando il distacco generazionale e facendo restare immutata la passione e la voglia di cantare. Il repertorio è cambiato, orientandosi verso l’inclusione di nuovi canti ed armonizzazioni più attuali e moderne, scritte da Maestri affermati quali: Agazzani, De Marzi, Malatesta, Maiero, Pedrotti e Pigarelli”.

Ma arriviamo alle dolenti note e lo facciamo con il presidente Vincenzo Zia: “Purtroppo da quando è subentrata la pandemia, legata al COVID 19, è sopraggiunta l’emanazione di norme sanitarie tassative che, di fatto, hanno interdetto la scuola impedendo le prove settimanali indispensabili per la prosecuzione dello studio e del mantenimento del patrimonio artistico proprio della nostra Corale. Ora che le norme lo consentono e la scuola riprende, l’organico dei coristi disposti a ripartire è drasticamente diminuito, legato anche a fattori anagrafici per alcuni di noi”.

Di qui l’appello del presidente Zia a nuove leve: “Diviene indispensabile l’innesto di forze nuove disposte a mantenere vivo l’interesse per questo patrimonio artistico, musicale, popolare, del quale auspichiamo possa e debba avere un futuro. Pertanto, quanti abbiano nel cuore e nell’anima i giusti sentimenti per salvare la musica e le tradizioni legate alla nostra cara Valle di Susa, possono unirsi a noi”.

I nostri canti, perché.

Luciano Midellino ci offre una profonda riflessione sui canti di montagna e sulle motivazioni che stanno dietro alle corali alpine: “Sanno  smuovere  il  cuore  più  duro,  affondano  le  loro  radici  nella  tradizione  popolare e tramandano l’esperienza della vita sui monti; i canti di montagna sono un patrimonio della memoria collettiva e uno dei marchi distintivi di noi valsusini è certamente il canto. Le nostre sono canzoni che non entreranno mai nelle classifiche della radio tuttavia, toccano l’animo di chi le ascolta perché trasmettono la storia, le tradizioni e la cultura di chi le ha create e cantate per generazioni. La musica popolare è fatta di parole semplici, facilmente orecchiabili e piacevoli all’ascolto, che hanno il carattere vivace e spontaneo del popolo che le ha inventate e trasmesse perché vi ritrova sè stesso, i suoi sogni e la sua vita. Raccontare cosa cantano i montanari, gli alpinisti e gli alpini, non è cosa facile: la maestosità della montagna, la bellezza del suo paesaggio    e la sua “verticalità”, sono motivi che hanno permesso ad ogni cultura di attribuirle un valore, canzoni che si rivolgono alla montagna con rispetto ed amore. I canti di montagna non sono però solo folklore, ma sono anche i canti di chi ha vissuto gli esodi, i distacchi       , la guerra. Gli studiosi di psicologia sostengono che il canto di montagna è un mezzo per manifestare i propri sentimenti e che cantare contribuisce a tenere alto il morale.     Si cantava durante i lavori per spezzare a monotonia, rinfrancare lo spirito e ritemprare le forze. Si cantava assieme, si cantava e si canta sebbene in un contesto diverso: canzoni che raccontano dell’emigrazione, della nostalgia, della famiglia o della morosa lasciata sola e altre che raccontano della gioia e della tristezza della vita. Ma ancora oggi, cantare contribuisce ad unire gli animi, a sollevarli moralmente, ad infondere lo spirito di appartenenza al mondo alpino; è uno ”spirito della montagna” che affratella, che crea  quel  senso  di  condivisione  di  vita  e  si  trasforma  in  solidarietà  a  vantaggio  di  tutta  la comunità. Lo stesso nostro      “Inno al Rocciamelone” e ”La montanara”, sono inni alla fierezza propria dell’appartenenza al mondo alpino.”     Lassù per le montagne/tra boschi e valli d’or/tra l’alte rupi eccheggia/un cantico d’amor…”. Allo stesso modo, l’allegro canto degli alpini     , “Sai nen përchè”, racconta in forma umoristica i guai che comporta la vita nella “naja alpina”. Tra i nostri canti ispirati al genere, c’è il loro inno ”Valore alpino”, che recita appunto: ”Sono dell’alpe i bei cadetti…” oppure il nostro, in quanto composto da noi e dedicato,  ”Oh, alpino” … scende la sera/alpino sta all’erta/e fai sul confin,         sul confin/la guardia, oh alpin…” Temi quali l’amore per la Patria, che non è mai un nazionalismo esasperato, ”Sul ponte di Perati” e la memoria della guerra, “Lassù in montagna, nel cuor delle Alpi”, mai inneggianti a fastosi trionfi, sono cantati sottolineandone il lato umano, nel ricordo delle sofferenze e nella memoria degli “Alpini Caduti”, che nel gergo A.N.A. diventano le ”Penne Mozze”. Un  ruolo  importante  è  riservato  alle  donne,  declinato  come  distacco  dagli  affetti: dalla mamma, dalla sposa e dalla propria bella. Il sentimento d’amore nei canti della nostra Corale, è a volte, malinconico in “Montagnes Valdotaines”, in tonalità minore in “Stelutis alpinis”, a volte più allegro e disinvolto in  “Basin d’amor”. Altro tema ricorrente        e più spensierato, è il bere: mai ubriachezza molesta, ma voglia di stare allegri ed in compagnia, infatti con la gola secca non si canta bene “Chevalier de la table ronde”, “Se ti viene il mal di testa”.

Da Luciano Midellino un ultimo appello: “Insomma, la  Corale  Rocciamelone ha tante cose da raccontare e lo fa cantando in coro, espressione dello spirito di amicizia e rappresentazione della buona coralità che, fatta insieme, porta ad importanti risultati. I valori contenuti nei nostri concerti vanno oltre i cambiamenti dei  gusti musicali in fatto di musica leggera. Sono valori che esprimono lo ”Spirito della montagna”, sia per chi li esegue, sia per chi li ascolta; ossia il grado del valore dei buoni coristi:  impegno,  costanza, perseveranza ed  attenzione  rivolta  al  pubblico  che viene  ad ascoltarci. Virtù che in materia di musica corale sono così da sempre, non hanno età, né credo ideologico. Per tutte le suddette ragioni, ci sentiamo di rivolgerci a quanti possono condividere la nostra passione, di venire a rinforzare l’organico della nostra cara Corale Rocciamelone. Siamo certi che lo farete”.

Per adesioni la corale Rocciamelone è contattabile telefonando al maestro Piero Enduir al numero  011.9645834 oppure scrivendo all’indirizzo e-mail: corale.rocciamelone@yahoo.it, o presentandosi direttamente il martedì alle ore 21 presso la sede a Sant’Antonino in piazza Don Cantore 5.

Luca Giai

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