Di pura superbia si parla nella leggenda della “Bella Ada” (o Bella Alda o, ancora, Auda, che dir si voglia), una storia che dalle nostre parti è legata alla Sacra di San Michele.

La leggenda è in realtà un “topos”, cioè uno schema narrativo presente praticamente identico in altre tradizioni e culture, non è cioè esclusivo della Sacra.

Per tagliar corto, si narra che una bella fanciulla, per sfuggire alle violenze di alcuni soldati (nelle varie narrazioni cambiano le epoche: si va dal medioevo fino a un’ambientazione in periodo napoleonico), si sia gettata dalla torre che oggi porta il suo nome, Ada appunto.

Mosso a compassione per la triste sorte della ragazza, Dio avrebbe chiesto a due suoi angeli di farle da paracadute e, in effetti, la fanciulla giunse a terra incolume e al riparo dai soldati.

Ada volle però “strafare” e, vantandosi con alcuni amici del fatto che avrebbe potuto saltare dalla torre in qualunque momento senza farsi male, riprovò il tuffo, ma questa volta Dio, ferito dalla superbia della giovane, non intervenne e Ada morì.

La morale è: non ti lanciare mai dalle torri, se possibile, e comunque, se proprio devi perché hai qualcuno di poco raccomandabile alle calcagna, poi non replicarlo soltanto per sfida. Come si diceva, la leggenda, declinata in vari modi ma sempre identica nel messaggio di fondo, è presente anche in altre culture europee (e forse pure extraeuropee).

 

© Riproduzione riservata