«Amir, Amir, vieni a vedere.»
«Che c’è? Lasciami dormire.»
«Devi venire, c’è la luna che sembra cadere sopra il nostro ovile» insistette Faris.
Amir si drizzò sul letto sicuro che suo fratello fosse impazzito, ma quando anche lui scorse una luce mai vista illuminare il ricovero delle capre, si pietrificò.
«Saranno gli spiriti del male!»
«Dai, muoviti, vai a svegliare Omar, Bilal e Fadil, andiamo a vedere cos’è successo.
«Vengo anch’io» s’intromise Rani alzandosi con fatica.
«No, tu stai a casa, gli storpi non li vogliamo» lo umiliò Fadil.
I ragazzi si fecero accompagnare dal cane, per paura che qualche cosa di maligno stesse uccidendo le loro capre.
Arrivarono davanti alla capanna con il fiatone, ma quando videro un uomo seduto che contemplava il cielo si calmarono.
«Sei tu che hai il potere di comandare la luna?» domandò Faris.
«No, nessuno di noi ha tale facoltà, state tranquilli, è solo una notte limpida con un chiarore straordinario.»
«Chi c’è lì con le nostre capre?» s’informò Amir.
«Scusate, ma mia moglie stava partorendo e non sapevo a chi chiedere un riparo per la notte» rispose Giuseppe.
«Allora dentro c’è la tua sposa!» commentò Omar.
«Sì e con lei anche mio figlio che è nato da poco, anzi se volete potete entrare a vederlo.»
Ai ragazzi non importava nulla di guardare un neonato, ma entrarono perché un qualche cosa di soprannaturale li spingeva all’interno per contemplare il piccolo.
Si avvicinarono alla mangiatoia accolti dal sorriso di Maria, contenta di poter mostrare suo figlio.
«Come si chiama?» domandò Bilal.
«Gesù» rispose, accarezzando la guancia del suo bambino che, all’improvviso, smise di sorridere e fissò con insistenza i ragazzi.
«Ci guarda male» osservarono Amir e i suoi fratelli.
«Ma no, avrà fame» asserì Maria notando però il cambiamento del figlio.
«Che ci fai qui? ti avevamo detto di non venire, vattene via!» inveì Omar contro il fratello zoppo che a fatica si era avvicinato alla mangiatoia.
Rani aveva paura dei suoi fratelli, così si girò per andarsene, cercando di nascondere il pianto.
«No, no, lasciatelo avvicinare, perché lo trattate così male?» domandò Maria.
«È storpio e, anche se nostro fratello, non lo vogliamo con noi» disse con prepotenza Bilal.
Incoraggiato dalle parole di Maria, Rani si appoggiò alla mangiatoia e d’istinto accarezzò il viso di Gesù.
Il bambinello, ritornatogli il sorriso, gli strinse un dito con la manina, come volesse comunicargli la sua vicinanza e benedizione, mentre una lama di luce lunare entrava dal tetto illuminando di un chiarore intenso il povero ragazzo.
I fratelli, confusi da quella luce straordinaria e dal cambiamento di Gesù, si guardarono smarriti presi da improvviso rimorso.
Fu Omar che, per primo, abbracciò Rani, seguito dagli altri fratelli che continuavano a spiare il piccino nella speranza di un sorriso di perdono.

Sergio Vigna

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