Alta Valle

La montagna ha sete: anche la Val di Susa fa i conti con la crisi dell’acqua

La crisi dell’acqua non riguarda più soltanto le pianure e i grandi fiumi, ma coinvolge sempre più direttamente anche la montagna. È quanto emerge dalle attività portate avanti nell’estate 2026 dall’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie, impegnato in tre progetti che interessano da vicino il territorio valsusino e le sue montagne. Un tema diventato centrale in un’estate caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate e da una forte siccità nelle Alpi occidentali.

Uno degli ambiti monitorati è quello dei laghi alpini e delle zone umide. Nel territorio delle Alpi Cozie gli studi hanno riguardato, tra gli altri, i laghi Fontana Fredda, Foiron e Nero, nell’area di Cima Fournier, e i laghi Laus e Manica nel Parco Naturale Orsiera Rocciavré. I monitoraggi condotti nelle estati 2025 e 2026 hanno evidenziato temperature dell’acqua fino a cinque gradi superiori rispetto ai valori attesi, condizioni che favoriscono anche la comparsa di fioriture algali. A questo si aggiunge la presenza di specie ittiche introdotte dall’uomo, che nei laghi alpini possono esercitare una forte pressione su anfibi e insetti acquatici.

La scarsità d’acqua sta mettendo sotto pressione anche gli alpeggi della Val di Susa e delle vallate vicine. L’acqua è indispensabile per abbeverare il bestiame, mantenere la vegetazione dei pascoli e sostenere la produzione casearia. Una prolungata assenza di precipitazioni può quindi compromettere la monticazione, costringendo gli allevatori a riportare anticipatamente gli animali a valle. Nell’ambito del progetto europeo Alcotra Aclimo è stato realizzato un catalogo di buone pratiche per aiutare gli alpeggi ad affrontare la carenza idrica, con indicazioni tecniche ed economiche sulle possibili soluzioni per aumentare la disponibilità d’acqua.
Un altro intervento riguarda il torrente Chisone, nel territorio delle Alpi Cozie. Nell’estate 2026 sono iniziati i lavori di riqualificazione fluviale, con l’obiettivo di rendere gli ambienti acquatici più naturali e aumentare la resilienza del territorio di fronte agli eventi estremi. Il primo lotto interessa il Parco Naturale della Val Troncea, dove saranno sostituite le vecchie briglie in cemento degli anni Cinquanta. Le nuove soluzioni di ingegneria naturalistica consentiranno di migliorare la continuità ecologica del corso d’acqua, mantenendo al tempo stesso una maggiore sicurezza dell’alveo in occasione delle piene improvvise.

Dai laghi agli alpeggi, fino ai torrenti, il quadro restituito dai Parchi delle Alpi Cozie è quindi quello di una montagna sempre più chiamata ad adattarsi a due fenomeni apparentemente opposti: meno acqua disponibile per periodi sempre più lunghi e, contemporaneamente, precipitazioni più intense e concentrate, capaci di provocare improvvise piene e danni al territorio.

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