I vent’anni di Martina sono un lungo cammino lastricato di piccoli e grandi passi verso l’autonomia.

Martina che ogni giorno prende l’autobus da sola per andare a scuola, che si immerge con bombola e maschera in acque profonde, che vince gare di nuoto, che va a fare la spesa al supermercato e paga le bollette alla Posta, che ha imparato a fare caffè dietro un bancone e a prendere le ordinazioni, che si fa voler bene dai bimbi nelle vesti di maestra d’asilo e che, come tutti gli studenti, teme l’esame di Maturità che le toccherà affrontare alla fine dell’anno scolastico.

Lei è Martina Cipolla e di diverso rispetto ai suoi coetanei c’è che è nata con un cromosoma in più, che la rende un po’ speciale.

Abita a Sangano con mamma Barbara e papà Valerio e frequenta l’ultimo anno dell’istituto Galilei di Avigliana.

Una vita, la sua, in movimento fin dai primi giorni di vita, perché per chi, come lei, ha la sindrome di Down, non può concedersi il lusso di battere la fiacca.

“A pochi giorni dalla nascita iniziavamo le attività per sviluppare la memoria, poi la psicomotricità per imparare a camminare bene, la logopedia per parlare correttamente con un buon numero di vocaboli, per arrivare agli anni della scuola a lavorare il quadruplo per stare al passo del programma dei suoi compagni” ripercorre la madre Barbara che, alla sua nascita, ha deciso di lasciare il lavoro per dedicarsi interamente alla figlia.

“E poi arrivano le batoste, come quella del 18 settembre, e tutto ciò che abbiamo fatto ci sembra sia stato vano”. Mamma Barbara mostra un documento dell’Inps, va all’ultima pagina e indica una crocetta alla voce “incollocabilità”.

Articolo completo su La Valsusa del 10 ottobre.

Anita Zolfini

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