La gioia viene spesso intesa come il coronamento dei propri desideri e progetti, di ciò che ci sta più a cuore o di ciò che più ci attrae e ci soddisfa, come se fosse scontato conoscere ciò che veramente ci dà la felicità.

La cultura attuale, con la potenza dei mass-media, riesce ad inculcare nella mente e nel cuore delle persone, soprattutto delle più giovani o influenzabili, un modello di gioia basato essenzialmente sul benessere materiale, valido per ogni essere umano di qualsiasi paese, tradizione ed etnia. Si pensi per esempio al telefonino: quasi tutti ne hanno uno, e magari ne desiderano un modello più potente, più aggiornato e, naturalmente, più costoso; invece, con le debite eccezioni, chi non ce l’ha ne sente il desiderio, quasi che il non possederlo lo escluda dal consorzio civile. In altre parole la cultura moderna ci insegna che se si vuole raggiungere la felicità ed essere pienamente inserito nelle relazioni sociali con gli altri, bisogna possedere questo strumento tecnologico (o quel modello di auto, quelle scarpe firmate, quelle vacanze esclusive, l’amore di quella persona che ci “appartiene” …).

Ma è proprio vero che l’uomo sa cosa lo rende veramente felice? E’ possibile che per avere la gioia si debba seguire un modello di vita imposto dal mondo esterno? E’ proprio indispensabile lottare e faticare per raggiungere un modello di vita che, alla fine, solo pochi potranno raggiungere? Come si può trovare soddisfazione e contentezza nel raggiungere un traguardo effimero, se poi qualcuno ci alza continuamente l’asticella, allontanandolo costantemente dalle nostre possibilità?

Ancora una volta l’insegnamento del Vangelo ci viene in aiuto e ci insegna come indirizzare la nostra strada verso la gioia vera, quella che nessuno potrà mai vanificare, la gioia dell’amore.

La prima reazione emotiva che l’Evangelista Luca racconta di Maria e Giuseppe quando trovano Gesù seduto nel tempio a discutere con i maestri è lo stupore, non l’angoscia o la rabbia provocati dalla paura di averlo perso. Quel bambino che Maria ha portato in grembo e Giuseppe ha salvato dalle mani di Re Erode adesso compie qualcosa di inaspettato e sorprendente. La loro meraviglia infonde nei cuori una gioia indescrivibile, lo stupore di ricevere un dono che va al di là delle proprie aspettative e desideri.

La gioia, quella vera, è sempre inaspettata, sorprende e allarga i cuori verso orizzonti infiniti, non costringe il cuore entro i limiti del proprio desiderio.

Gioisce veramente non chi raggiunge la felicità progettata, perché il cuore dell’uomo non si ferma e non si accontenta, ma chi si lascia raggiungere dalla gioia mai pensata.

La prima parola dell’Arcangelo Gabriele a Maria è infatti “rallegrati”. Alla giovanetta di Nazaret, tutta intenta alla realizzazione del suo sogno d’amore con Giuseppe, viene annunciato qualcosa di inimmaginabile, che cambia in modo radicale i suoi progetti terreni, eppure l’Angelo le comunica subito che questo annuncio sarà per lei motivo di grande gioia.

Penso anche a Madre Teresa di Calcutta. Chissà quali progetti e aspirazioni avrà avuto prima di essere toccata dalla grazia dello Spirito, che l’ha portata sulla strada del sacrificio, dell’amore incondizionato e della dedizione totale al servizio del prossimo. Eppure quanta serenità negli occhi di quella piccola suora!

Perché la gioia autentica stravolge sempre i nostri progetti, per proiettare la sua forza e la sua luce ben al di là delle anguste aspirazioni umane.

Anna Scalenghe

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