“Come diceva Ryszard Kapuściński, si dovrebbe parlare di Afriche, non di Africa, perché il suo volto cambia di collina a collina. Non ci stancheremo mai di esplorarla e fotografarla, non smetteremo di guardarla con occhi curiosi e scevri da pregiudizi, e con grande rispetto. Ce ne siamo innamorati tanti anni fa e continuiamo a esserlo”.

A parlare così è il giavenese Ettore Brezzo, una passione viscerale per la fotografia e per i viaggi, diventati parte integrante della sua vita e del cammino insieme alla moglie Lina, e trasmessi alla figlia Sara, fotografa di professione.

Il continente nero li ha attirati a sé, lontano però dalle vie battute dal turismo di massa. Zaino in spalla, macchina foto a tracolla, micro tenda e mappa al seguito: questo l’equipaggiamento indispensabile, unito all’immancabile spirito di adattamento.

“L’itinerario lo prepariamo con cura, consapevoli che difficoltà e imprevisti sono all’ordine del giorno, dai blocchi della polizia alle piste impraticabili” spiega Brezzo.

Il primo Paese visitato fu, nel 1981, il Marocco, l’ultimo, nel 2018, l’Etiopia: in mezzo Egitto, Ruanda, Camerun, Congo, Namibia, Togo, Nigeria, Algeria, Burkina Faso e tanti altri.

Articolo (e splendide fotografie) su La Valsusa del 14 marzo.

Anita Zolfini

Ettore e Lina Brezzo

Ettore e Lina Brezzo

 

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