Silvio Zulle è nato a Pola il 9 settembre 1940, quando la città era italiana. La sua vita è stata segnata fin dall’infanzia dalla guerra e dalla tragedia del confine orientale.
Tra il 1945 e il 1948 è stato apolide, come migliaia di istriani in attesa che la storia decidesse il loro destino; solo successivamente ha ottenuto la nostra cittadinanza. Oggi, nonostante sia nato in una Pola italiana (divenuta tale dopo la sconfitta dell’Impero Austroungarico nella Grande Guerra), sui documenti è costretto a indicare come luogo di nascita la Croazia: una contraddizione burocratica tutta italica, che racconta meglio di molte parole le ferite lasciate dall’Esodo.
Sposato con Klaudia Dvornicic, scomparsa nel 2006, Silvio Zulle ha due figli: Riccardo e Roberto, due nipoti, Samanta e Tiziana, ed è bisnonno di Matteo, Nicol e Sofia.
La sua è una storia individuale che incrocia la grande storia del Novecento. Impossibilitato a parlare a causa di una malattia, mantiene comunque una mente lucidissima. Con l’ausilio di Samanta Zulle, sua nipote, nonché titolare della casa editrice Echos di Coazze, lo abbiamo intervistato in occasione della Giornata del Ricordo che si celebra oggi, 10 febbraio.
Intervista su La Valsusa del 12 febbraio
















