«Nel mondo in cui viviamo, diventa quasi una necessità potersi ritemprare nel corpo e nello spirito, specialmente per chi abita in città, dove le condizioni di vita, spesso frenetiche, lasciano poco spazio al silenzio, alla riflessione e al distensivo contatto con la natura». Con queste parole, nell’estate del 2005 Papa Benedetto XVI iniziava le sue vacanze in Valle d’Aosta, proseguendo la tradizione del Santo Predecessore Giovanni Paolo II.

In quell’occasione, il Papa ricordava come «le vacanze sono, inoltre, giorni nei quali ci si può dedicare più a lungo alla preghiera, alla lettura e alla meditazione sui significati profondi della vita, nel contesto sereno della propria famiglia e dei propri cari», un momento di famiglia, di possibilità di dedicare tempo a coloro che amiamo e cui possiamo stare vicini nel tempo estivo.

E la bellezza del mare, delle montagne, perché «il tempo delle vacanze offre opportunità uniche di sosta davanti agli spettacoli suggestivi della natura, meraviglioso “libro” alla portata di tutti, grandi e piccini. A contatto con la natura, la persona ritrova la sua giusta dimensione, si riscopre creatura, piccola ma al tempo stesso unica, “capace di Dio” perché interiormente aperta all’Infinito. Sospinta dalla domanda di senso che le urge nel cuore, essa percepisce nel mondo circostante l’impronta della bontà, della bellezza e della provvidenza divina e quasi naturalmente si apre alla lode e alla preghiera».

Il creato diventa segno della bontà di Dio, che ci chiama sempre a stare con Lui. Che ci chiede, continuamente, di cercarlo, di ringraziarlo per tutto ciò che fa per noi. Il tempo delle vacanze, il tempo del riposo, ci faccia fermare per ascoltare, guardare, riconoscere nella realtà la bellezza e la misericordia di quel Padre che ci vuole sempre più “capaci” di Lui.

Andrea Andolfatto

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