Quel che ci sfida di più è proprio il lasciarci provocare dalle domande espresse o inespresse, ma sempre reali e concrete, dei poveri, degli immigrati, dei senza fissa dimora, degli ultimi. Dobbiamo camminare con loro, perché essi sanno bene dove incontrare Dio, sanno seguire la stella che conduce a lui, sanno riconoscerlo e diventano nostri maestri di vita e di amore”.

Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, domenica al Santo Volto, durante l’omelia della Festa dei Popoli, celebrata nella solennità dell’Epifania del Signore.

“Capita anche a noi oggi che tante persone di altri Paesi e fedi, bisognose di accoglienza e di incontro, ci interroghino con la loro presenza, con le loro necessità – ha aggiunto il presule – Esse interrogano le nostre istituzioni e la nostra Chiesa, la nostra società torinese con la domanda: dov’è il Messia che è nato?”.

Parole alle quali segue la considerazione del presule: “Se la nostra risposta resta estranea ai loro bisogni esistenziali, spirituali ed umani, facciamo come Erode, i sacerdoti e gli scribi, non li accompagniamo al Signore, li lasciamo vagare da soli; ma in tal caso forse non arriveremo mai a gustare la vera gioia di vedere il Salvatore e di adorarlo come i Magi”.

“Se invece comprendiamo che la loro provocazione ci stimola a uscire dalla nostra paura, dal nostro perbenismo e paternalismo, dal nostro dare buoni consigli senza impegnarci in prima persona nel farci carico di stare con loro sulla strada della loro vita di ogni giorno – ha concluso mons. Nosiglia -, allora la loro presenza diventerà forza di cambiamento anche per la nostra fede e la renderà più sicura, gioiosa e ricca di novità”.

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