Lotta lunga, radicata e longeva, ma dal volto sempre più giovane: quella del movimento No Tav è una battaglia trentennale, ma non sopita, perché trova sempre voce nelle nuove generazioni.

Sono stati proprio i ragazzi del Comitato Giovani No Tav, infatti, ad aprire il corteo dell’8 dicembre, data simbolo di una lotta di popolo che mai s’arresta e che, a quattordici anni dalla riconquista di Venaus, sente viva la necessità di gridar forte le proprie ragioni e lo ha fatto, ancora una volta, portando da Susa a Venaus quasi 10mila persone.

La data, quest’anno, abbraccia anche l’appuntamento della Cop25 di Madrid, conferenza Onu sul cambiamento climatico, tema strettamente legato alle ragioni del no alla linea transfrontaliera Torino-Lione che, proprio durante la marcia di domenica, è stata definita come un delitto climatico. 

Lo sguardo dei giovani è volto al futuro – infatti alla marcia di domenica erano presenti anche tanti giovani attivisti del movimento Fridays for Future – ma resta radicato anche il ricordo dell’8 dicembre 2005, quando molti degli attuali attivisti non erano ancora nati o erano bambini: “Avevo solo 7 anni, ma l’8 dicembre 2005 c’ero – racconta Chiara ScabinSono nata in una famiglia No Tav, i miei genitori sono entrati a far parte del movimento nel 2000 e mi hanno sempre portata con loro alle manifestazioni. Quella dell’8 dicembre, per me, è una data ancora importante, perché mi ricorda che dove c’è volontà popolare si possono far valere le proprie idee”. 

Articolo completo su La Valsusa di giovedì 12 dicembre.

Alessia Taglianetti

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